Vi stupiremo …. ma ci faccia il piacere …

Passera afferma: Vi stupiremo

Ma ci faccia il piacere, sapesse quanti prima di lui hanno preteso di stupirci; al massimo, come tanti altri prima di lui, può al massimo pretendere di farci venire il nervoso

“Vi stupiremo”, ha assicurato Verdini. In piazza San Giovanni confluiranno a partire dalle ore 14:00 due cortei. Il primo sarà dedicato ai giovani e guidato da Giorgia Meloni, si avvierà da piazza del Colli Albani, nella zona Sud della città. Il secondo avrà come base il Circo Massimo e sarà interamente dedicato a Renata Polverini che si recherà in corteo accompagnata da tutti i ministri fino a piazza San Giovanni. Due gli slogan della manifestazione: “L’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia”; “dal governo del fare alle Regioni del fare”.

VI STUPIREMO, HA DETTO PRODI. ED E’ SUBITO RECORD
“Dobbiamo osare” – ha intimato Prodi ai suoi ministri nel seminario di S. Martino in Campo. “Dobbiamo avere il coraggio di stupire il Paese con un messaggio forte di cambiamento”. Detto fatto: con gli ultimi tre sottosegretari nominati venerdì il suo governo conta ora 102 tra ministri, sottosegretari e vice ministri, polverizzando le migliori performance di Berlusconi e superando perfino i record del vecchio Andreotti all’epoca della prima repubblica. Ma non basta, adesso spunta il superbollo per le auto inquinanti, vecchie carcasse possedute da automobilisti che si intestardiscono ad usarle invece di acquistare un modello nuovo adesso che ce ne sono tanti così belli, è giusto punirli. Come è giusto che Rutelli abbia invece sospeso l’aumento dei canoni demaniali per i proprietari degli stabilimenti balneari, che pagano meno di un euro l’anno a metro di spiaggia e dichiarano di guadagnare meno dei loro bagnini. In molti avevamo giudicato l’aumento uno dei pochi provvedimenti seri di Tremonti ma ci sbagliavamo, anche qui il governo ha avuto la capacità di stupirci.

Bossi: “Apertura all’Udc? Vedrete i numeri, vi stupiremo”

La paura di Berlusconi è fondata, perché come si vede da questo grafico, senza i finiani (34 alla Camera, 14 al Senato), la maggioranza è in bilico. Bocchino dice chiaro e tondo “siamo tanti, vi stupiremo“.


Vendola: “PD? Vi stupiremo: tra noi ci sarà assoluta collaborazione”

Rossoblù, voglia di impresa Sì, vi stupiremo ancora

Siamo bravi ….

Nel settembre 2010, non tantissimo tempo fa, ma neppure in data recentissima, pubblicammo un articolo su Mercatus, Mercatech, Axon e cause legali. Facendo in questi giorni la spunta degli accessi al sito abbiamo notato che negli ultimi 30 giorni questo articolo continua ad essere aperto e consultato con una certa assiduità (da 1 a 2 accessi al giorno). La cosa ovviamente ci fa piacere in quanto sembra suggerire che riusciamo a fornire una informazione utile;  peccato che ci siamo stati costretti dalla latitanza delle altre forme di informazione

Ancora FIOM

A.A.A. politica cercasi

Sala gremita per il dibattito, posti in piedi ai tavoli tematici. E’ stato un successo il forum dei “Beni comuni” che si è svolto ieri a Napoli.

Fonte: il manifesto | Autore: Adriana Pollice


GUARDA l’intervista a Tommaso Sodano. GUARDA l’intervista a Sergio D’Angelo.GUARDA l’intervista a Alberto Lucarelli.

«A sinistra ci siamo abituati a dire pochi ma buoni, però poi si vincono le amministrative, poi anche i referendum e allora, come al forum di Napoli ‘Comuni per i beni comuni’, dobbiamo abituarci a dire buoni e tantissimi». Norma Rangeri apre i lavori dell’appuntamento partenopeo che ieri ha riunito amministrazioni, associazioni, movimenti, cittadini e tutte le realtà del territorio intorno alle possibili declinazioni del benecomunismo. Tocca alla direttrice de il manifesto «perché il nostro giornale dà voce e forma al cambiamento a cominciare dal referendum sull’acqua, su cui abbiamo condotto una battaglia quando erano in pochi a crederci. E poi siamo stati noi a scovare il comma dell’articolo 25, nelle liberalizzazioni di Monti, che avrebbe reso impossibile convertire le Spa in società speciali di diritto pubblico per gestire i servizi idrici», a partire da Abc Napoli – Acqua bene comune. «Ci siamo battuti e abbiamo ottenuto il ritiro della misura».
La sala del teatro Politeama, il più grande di Napoli, è gremita già dalle 11, arrivano anche gli scettici, non si sottraggono al confronto. Nei corridoi i banchetti per le firme per far tornare la Fiom sui luoghi di lavoro ma anche per la petizione popolare per cambiare il Trattato economico europeo. Dalla direttrice del manifesto, due bacchettate: «Come spesso accade, manca una presenza femminile più ampia perché viene disconosciuta l’importanza del contributo delle donne al rinnovamento della politica italiana. Manca l’attenzione all’informazione. I giornali indipendenti, come Liberazione, hanno già cominciato a chiudere, quando resteranno le multinazionali delle news quale sarà la qualità dell’informazione? Anche noi potremmo a breve non esserci più. Vogliamo assistere al funerale o scongiurarlo in nome della stampa Bene comune?».
Appello accolto da Alberto Lucarelli che comincia il suo intervento dalla difesa dei giornali senza padrone ma anche dei No Tav. Un tema, questo, che si rincorre in tutti i tavoli (contemporaneamente, alla stazione i movimenti occupavano in solidarietà i binari dell’alta velocità) perché ragionare di nuove forme di democrazia a partire dai Beni comuni è l’esatto opposto del delirio ‘sviluppista’ imposto con la forza. «Quando facevo parte della Commissione Rodotà – racconta Lucarelli – provammo a fare un elenco dei beni comuni, oggi non lo farei più perché è una categoria dell’essere e non dell’avere e si può declinare all’infinito». Ridefinizione dei parametri intorno a cui organizzare la democrazia attraverso la partecipazione ma, dice l’assessore, anche «strumenti concreti di azione a partire dal locale; rivendicare il diritto alla disobbedienza verso atti dello stato illegittimi e incostituzionali; un patto federativo tra amministrazioni per un modello pubblico e partecipato nella gestione dei servizi». E ancora: «Ci vogliono laboratori permanenti con capacità deliberativa per uscire dalla morsa della dittatura della delega da un lato e la proprietà privata dall’altro. Utilizziamo il Trattato di Lisbona per portare in Europa la Carta dei Beni comuni, rigettiamo unanimismo e pratichiamo la contaminazione permanente dei diversi». Leggi il seguito di questo post »

Le ambiguità della Fiat in Serbia

La scarsa trasparenza della Fiat a Kragujevac, in Serbia, preoccupa sindacalisti e lavoratori, che sperano nel rilancio industriale della città e aspettano chiarimenti

Fonte: sbilanciamoci.info | Autore: Enzo Mangini

Mille pagine illeggibili. È il contratto tra la Fiat Automobili Srbija (FAS) e il governo di Belgrado. Mille pagine circa in cui ogni dato e molte clausole sono coperte da ordinati e sistematici tratti di pennarello nero. In Serbia il 2012 è un anno elettorale e il presidente in carica, il democratico Boris Tadic, si gioca buona parte della sua credibilità proprio sulla vicenda della fabbrica che la Fiat ha impiantato a Kragujevac, nella Shumadja, il cuore della Serbia centrale, rinnovando gli impianti di quella che fu la Zastava. Il grande impianto, appena fuori città, di fronte a un piccolo cimitero, ha ricevuto a metà dicembre la visita ufficiale dello stesso Tadic, accompagnato dal primo ministro Mirko Cvetkovic, da Alfredo Altavilla, amministratore delegato di Fiat Industrial, e da Antonio Cesare Ferrara, ex direttore dello stabilimento di Cassino, promosso pochi mesi fa a direttore generale di Fiat Automobili Srbija. Ai soli cronisti presenti alla visita, quelli dell’agenzia di stampa ufficiale serba Tanjug, Altavilla ha detto che la Fiat «sta portando a termine l’investimento di 940 milioni di euro» e ha aggiunto che la fabbrica di Kragujevac «sarà a un livello mondiale e tra gli impianti Fiat più avanzati». Nello stabilimento, a pieno regime, cioè entro la fine del 2012 (Altavilla), dovrebbero lavorare 2400 operai. In realtà, ciò che innervosisce il governo di Belgrado, così come i sindacati e gli abitanti di Kragujevac che sperano nel rilancio industriale della loro città, è che questi piani, per ora, sono praticamente solo nelle parole dei vertici di Fiat. Ferrara ha spiegato alla Tanjug che «fino al salone di Ginevra» (marzo), saranno prodotti 200 o 300 esemplari del nuovo modello, per ora chiamato L-0. «Il piano prevede di iniziare con 50 auto al giorno – ha aggiunto – Poi vedremo». In teoria, entro il 2012 la produzione dovrebbe arrivare a 30-50 mila vetture l’anno, per salire fino a 100 mila entro il 2013. Molto, però, dipende dal mercato, soprattutto da quello statunitense, a cui le L-0 sono destinate.

«In fabbrica al momento ci sono 1200 operai ma non sono impegnati nella produzione in sé e per sé – spiega in un bar della città serba Zoran Mihajlovic, responsabile del sindacato autonomo dei metalmeccanici a Kragujevac – Il programma di produzione è stato rimandato più volte e siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Abbiamo paura che la data prevista adesso, cioè marzo 2012, slitti ancora. La Fiat continua a giustificarsi adducendo la scusa della crisi economica e sappiamo ovviamente che tutto il comparto auto è calo. Questo aumenta i nostri timori». Leggi il seguito di questo post »

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La guerra non si fa solo per il petrolio [o la democrazia ;-) ]

Dal 2001 al 31 dicembre 2010, la Cooperazione italiana ha erogato 516 milioni di euro per finanziare “iniziative bilaterali e multilaterali” nel “settore infrastrutturale e degli aiuti umanitari” (103 milioni solo per il collegamento stradale Bamyan-Maidan Shar). Ventinove i milioni stanziati lo scorso anno per “progetti nel settore della governance, dello sviluppo rurale e agricolo e delle infrastrutture stradali”. L’Afghanistan è proprio la gallina d’oro di mercanti d’ami e grandi società di costruzioni. Nel 2012 potrebbero partire i lavori di ristrutturazione della strada Herat–Chishet Sharif. Prima beneficiaria, spiega Il Sole24Ore, la grande cava di proprietà del magnate statunitense Adam Doost (alla guida dell’American Chamber in Afghanistan), “che di recente ha chiuso un accordo di partnership con la Margraf di Vicenza per commercializzare in Italia e in Europa blocchi di marmo inizialmente per 5 milioni di dollari”. La guerra in Afghanistan si combatte per il gas e il petrolio ma anche in nome e per conto dei pescecani dei mercati finanziari planetari.

 

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