SOLO IL 27% DEGLI UTILI DI PUBLIACQUA DESTINATO AD INVESTIMENTI”

“E intanto Cispel Toscana segnala la mancanza di copertura finanziaria per molti interventi urgenti”

 

   

“Solo il 27% degli utili sono destinati ad investimenti, lo dichiara la stessa azienda Publiacqua Spa presentando il bilancio 2011 mentre in netto contrasto il Cispel denuncia la mancanza di copertura finanziaria per molti interventi urgenti per la messa in sicurezza della rete sul territorio”. Lo affermano i consiglieri comunali fiorentini Tommaso Grassi e Ornella De Zordo che aggiungono “considerato lo stato in cui versa la rete idrica e fognaria dei 49 Comuni serviti da Publiacqua spa ci sembra che destinare ben il 73 % degli utili del 2011, ovvero 11,5 milioni di euro, ai soci proprietari sia una scelta sbagliata che penalizza il territorio e gli utenti stessi che con le loro bollette hanno prodotto tali utili.”

 

“Non vorremmo che per coprire i necessari interventi, Publiacqua Spa dovesse ricorrere a linee di finanziamento con le banche, riuscendo nella inarrivabile impresa di: non eliminare il 7% dalla bolletta come da referendum, non migliorare quanto si potrebbe il servizio idrico, mantenere le bollette fra le più care d’Italia e continuare a distribuire gli utili ai soci proprietari sia che essi siano Comuni che multinazionali come ACEA. Complimenti, – concludono Grassi e De Zordo – proprio in linea con i referendum che hanno sancito che dall’acqua non vanno fatti profitti”

 


ACEA – i dirigenti dei nostri soci si fanno pagare bene

Riportiamo qui sotto copia di un articolo pubblicato sabato dal Corriere della sera. Come avete visto sulla stampa di domenica la manifestazion c’è stata, allegra e colorata (come si dice), ed i timori della intelligence delle forze dell’ordine si sono rivelati infondati. Crediamo tuttavia che meriti scorrere il testo per alcuni motivi che possono essere riassunti in_

  1. a roma il centrosinistra (perfino in PD) fa guerra al comportamento di ACEA ricorrendo perfino alla Consob; in Toscana ad Acea invece ponti d’oro nella gestione dell’acqua
  2. si predica la austerità ed i dirigenti di Acea (con la benedizione di Alemanno) si gonfiano ulteriormente le prebende

Acea, caos retribuzioni Tensione per il corteo

Rischio infiltrazioni, timori delle forze dell’ ordine

 

Gli stipendi dei manager, pubblicati dal Corriere lo scorso 20 aprile. Il corteo di oggi pomeriggio, da piazza Vittorio a Santi Apostoli. La guerra di emendamenti che si profila in Assemblea Capitolina. L’ esposto del Pd alla Consob, in merito alle continue esternazioni di Alemanno. La questione Acea, ormai, tiene banco. Durante l’ assemblea di ieri, i piccoli azionisti rappresentati da Franco Di Grazia hanno proposto il taglio del 40% alle retribuzioni e ai benefit dei dirigenti: il presidente Cremonesi, l’ ad Marco Staderini, il direttore generale Paolo Gallo, più i vari dirigenti, a cominciare dal fratello del medico di Berlusconi, Alberto Zangrillo, capo del Personale. Il rappresentante del Comune, però, ha letto una nota con la quale Alemanno «ha espresso parere favorevole alla delibera Acea che determina le retribuzioni dei Top manager e dei sette direttori strategici», sostiene l’ Apa. Il Campidoglio ha dettato poi una nota alle agenzie: «La giunta si legge raccomanda che nell’ attuazione delle politiche retributive la società si ispiri a principi di rigore, sobrietà e contenimento della spesa, anche attraverso l’ introduzione di tetti agli emolumenti del top management, con riferimento alle voci retributive, sia fisse sia variabili, ed ai benefit». Il Campidoglio chiede anche che «tra gli altri obiettivi di breve termine si introduca un indice di customer satisfaction che possa utilmente rappresentare il grado di apprezzamento da parte degli utenti del servizio loro prestato». Alemanno si giustifica: «Possiamo solo dare consigli, l’ Acea decide in maniera autonoma». Cremonesi si difende: «Il livello degli stipendi dei manager è un terzo di quelli di aziende similari». Da oggi, comunque, la battaglia si sposta. Prima in piazza, poi in aula. Nel pomeriggio, via al corteo da piazza Vittorio: referendari, Legambiente, centri sociali, Anpi, i partiti dell’ opposizione capitolina (Pd, Verdi, Idv, Sel), i minisindaci di centrosinistra. La manifestazione «lambirà» il Campidoglio, passandoci sotto. Tra le forze dell’ ordine, l’ attenzione è massima: sotto controllo, in particolare, possibili infiltrazioni di gruppi di facinorosi ed eventuali blitz sulla piazza del Comune, il cui uso è stato vietato nei giorni scorsi dalla questura. Il centrosinistra «mobilita» anche le statue parlanti: su quella del Pasquino, ma anche in Campidoglio, ieri sono comparsi messaggi vari («Alemanno all’ angoletto se vende pure il rubinetto», recitava una poesia). E, da Pd, Udc, e Lista Rutelli, arrivano proposte alternative alla vendita del 21% di Acea: «Si possono recuperare 430 milioni, con vendita del patrimonio immobiliare, spending review e revisione del sistema tariffario». Marco Causi, Pd, aggiunge: «Vendere oggi le azioni è un grave errore». Alemanno, però, sembra tirare dritto nonostante anche lo scetticismo della sua maggioranza. Il confronto, lunedì prossimo, si sposterà in aula Giulio Cesare: sulla sessione bilancio, le opposizioni hanno già depositato 150 mila emendamenti, 60 mila dei quali solo sulla «delibera 32» (holding e Acea). Fabrizio Panecaldo, Pd, mette le mani avanti: «Abbiamo chiesto, con una lettera, un incontro al prefetto. La giunta eviti forzature e azioni illegittime sugli emendamenti». La preoccupazione, infatti, è che per snellire le procedure gli uffici, o la giunta, trovino il modo di farne decadere la maggior parte. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Emendamenti a pioggia 12,4 250 Duellanti -6% 40% 150.000 Sono gli emendamenti presentati dalle opposizioni per la vicenda Acea In euro è il valore delle azioni Acea nel maggio del 2008, quando Alemanno fu eletto sindaco. Oggi ogni azione dell’ ex muncipalizzata vale poco più di 4 euro Il sindaco Gianni Alemanno e il deputato del Pd, ex assessore al Bilancio, Marco Causi In milioni di euro è la somma che il Comune stima di incassare dalla vendita del 51% di Acea. Queste risorse secondo Alemanno serviranno per «investimenti» È la flessione dell’ utile netto di Acea registrata nel 2011 rispetto all’ anno precedente, a causa, secondo una nota dell’ azienda, della maggiore pressione fiscale È il taglio alle retribuzioni dei manager chiesto dall’ Apa, l’ associazione che rappresentan i piccoli azionisti. La proposta è stata bocciata dall’ assemblea dei soci

Menicucci Ernesto

Pagina 3
(5 maggio 2012) – Corriere della Sera

Il ladro d’acqua

Ormai a un anno dalla vittoria referendaria, è in corso a Roma uno degli attacchi più forti a quel risultato, che ha sancito un forte no alla privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali e all’idea che si possano ottenere profitti dall’acqua. Mi riferisco all’intenzione del sindaco Alemanno e della sua giunta di privatizzare definitivamente Acea, la società a capitale pubblico maggioritario, quotata in Borsa, con la presenza ingombrante di soci privati come Caltagirone e Suez, che opera nel settore elettrico e in quello idrico, facendo scendere la quota pubblica al 30%. Ora, ciò che va notato, oltre alla pessima idea di far cassa con la privatizzazione, è che siamo in presenza di due fatti che hanno un aspetto strategico e che, proprio per questo, rendono questa vicenda emblematica e di valenza nazionale. Il primo è che la privatizzazione di Acea si innesta dentro un disegno sufficientemente preciso, anche se non privo di debolezze, che intende costruire un nuovo assetto del servizio idrico nel panorama nazionale, dominato dal prevalere pressoché irreversibile della logica della mercificazione. Al Nord sono in corso grandi manovre per costruire una sorta di unica “megautility” privatizzata, che dovrebbe gestire i principali servizi pubblici locali dal Piemonte alla Liguria e alla Lombardia, per poi estendersi anche in Veneto e Emilia-Romagna; Acea si candida ad essere il polo che gestirà il servizio idrico, oltre che nel Lazio, in tutta l’Italia centrale, dalla Toscana all’Umbria e a parte della Campania; infine, nel Mezzogiorno, la logica dei “poteri forti” punta a una sua progressiva colonizzazione da parte dei grandi soggetti gestori privatizzati, scontando magari l’esistenza di qualche “isola” che, invece, rilancia la gestione pubblica, ma che comunque non è in grado di determinare un ostacolo serio a questo processo complessivo di privatizzazione.  Leggi il seguito di questo post »

I sindaci di centrosinistra a Pescara hanno un DNA diverso ?

Azzerata la remunerazione del capitale  e  Votata trasformazione Spa- house ACA in Azienda pubblica di diritto pubblico!

L’assemblea dei sindaci della provincia di Pescara, il 16 aprile 2012, ha votato per “ la trasformazione di ACA S.p.A. in house in azienda pubblica di diritto pubblico in considerazione che tale modello aziendale accresce le possibilità di controllo da parte dei soci e dei cittadini rispetto all’operato della azienda stessa e consentirebbe forme di partecipazione diretta alla gestione di lavoratori, cittadini ed associazioni di tutela ambientale” .

Un passo avanti per il riconoscimento all’acqua come diritto umano e bene pubblico comune sopratutto in una situazione regionale, italiana e mondiale che stenta a trasformare in fatti concreti di gestione territoriale  un diritto  declamato e poco applicato.

Altra conquista: l’azzeramento della quota di remunerazione del capitale dalla bolletta per quanto non ancora pienamente validato giuridicamente.

Inoltre l’assemblea dei Sindaci si è impegnata anche  ad avviare Vas e Vinca sulle opere  previste come richiesto da tutti noi e dal WWF in particolare.

Nella nostra provincia, ed anche per vasti territori e comuni che fanno parte della gestione ACA,  si è raggiunto l’obiettivo minimo del processo di  applicazione degli esiti referendari e continueremo a vigilare affinchè alle parole seguano  i fatti.

Tutto questo non avviene a caso. E’  il risultato delle lotte decennali del popolo abruzzese dell’acqua per la salvaguardia del bene comune idrico, dell’ essere cresciuti insieme con migliaia di persone  ed organizzazioni italiane e di altri Paesi nei contro-forum, nelle manifestazioni, nella elaborazione collettiva delle proposte, nel metodo della democrazia dal basso. E il risultato del referendum di giugno, dell’ aver continuato giorno dopo giorno ad essere organizzati e presenti in tutti i luoghi sociali ed istituzionali possibili per esercitare in modo diretto e concreto la democrazia.

E’ un  risultato ottenuto grazie alla possibilità che ci siamo guadagnati con la lotta di essere presenti ed attivi con la parola e la proposta  all’interno della Assemblea dei sindaci del Pescarese che , contrariamente che ad altre assemblee istituzionali, ha dialogato ed ascoltato le ragioni del  movimento dell’acqua  nel distinguo dei ruoli e delle diverse responsabilità.

Certo rimane  il giudizio negativo  per la approvazione del piano d’ambito che ha portato  la tariffa reale media  da 1.20 € a 1.36 € a m3 ( da 9 anni la tariffa non veniva ritoccata).Questa volta non  siamo riusciti a  bloccare gli aumenti,  giustificati come necessari agli investimenti ed invece utilizzati  per la maggior parte  ai costi operativi poco trasparenti. Ma sappiamo anche che varie inchieste giudiziarie sono ancora aperte sulla società ACA: cattiva gestione, mancati investimenti, storno selvaggio di bollette, assunzioni clientelari.  Non a caso una delle indagini è stata chiamata “ partito dell’acqua” come popolarmente viene chiamato l’intreccio affaristico che alcuni partiti hanno sviluppato negli anni.

Le due delibere su remunerazione,  forma di gestione e Via e Vinca  sono la precondizione per  un cambiamento effettivo iniziando con l’azzeramento dei  vertici dell’amministrazione dell’ACA  che tra l’altro in questi giorni ha avviato un  piano di recupero crediti in alcuni casi tagliando l’acqua per morosità a vari condomini comportandosi come una impresa privatistica ed affaristica assolutamente indifferente ai problemi sociali, umani e di diritto che implica tutto questo.

Ma sono anche un ulteriore strumento per  battere, insieme ad una parte dei poteri locali, l’operato di altre assemblee provinciali  dell’Abruzzo che non intendono  tenere fede ai risultati referendari ed accettano supinamente i voleri del Commissario Straordinario Caputi e della giunta regionale che riorganizzano nell’ Ato Unico un  sistema idrico integrato regionale  dove trasparenza, gestione pubblica oculata,  partecipazione locale e cittadina sono negati.

NON E’ CHE L’INIZIO LA LOTTA CONTINUA!

Foro Abruzzese Movimenti  Acqua

Compiti a casa e corsi di recupero

Ho saputo da diverse fonti che nel corso del consiglio di mercoledì un consigliere di maggioranza ha fatto sarcasmo su una pretesa scarsa conoscenza dei temi in discussione (regolamento urbanistico) da parte della capogruppo RC, invitandola a fare meglio i compiti a casa (o qualcosa di simile). Ora, a parte il fatto che questo vice maestro se aveva lui studiato bene la lezione poteva tranquillamente alzare la mano e chiedere al maestro la parola (Io lo so, io lo so!), sarebbe bene approfondire la differenza tra chi sa bene (o almeno benino) le cose e chi sa ripetere una lezione.

Veniano al fatto: il ministero dell’ambiente ha inviato alla regione Toscana una serie di osservazioni e prescrizioni in tema della gestione dell’acqua. Tra le osservazioni e prescrizioni figura ad esempio quella del  famoso ‘premio’ agli investimenti per cui abbiamo fatto i referendum. Si dà il caso che in questo caso, dove non c’era da imparare una lezione, ma da costruire un ragionamento: dato di fatto (referendum), ragionamento , conseguenza (eliminazione del famigerato 7%) , il corso di recupero non dovrebbe certo seguirlo la capogruppo del PRC.

Liberalizzare va bene (forse); ma bisogna anche controllare. Ce lo chiede (indovinate) il governo

Servizio idrico nell’Ato 3 Medio Valdarno. Il ministero ha espresso quindici prescrizioni su aspetti rilevanti della revisione del piano d’ambito. Sgherri”rilievi pesanti. Presenterò urgentemente un interrogazione in merito”

Firenze, 24 febbraio. Servizio idrico nell’Ato 3 Medio Valdarno. Con decreto del 20 gennaio 2012 il ministero dell’ambiente (la direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche) si è espresso sulla revisione del Piano d’Ambito 2010 – 2021 dell’Ato stesso. A quanto si legge ha sì dichiarato correttamente redatto il Piano però avanzando, tramite quindici prescrizioni, pesanti e sostanziali rilievi al documento stesso. Fra esse vi l’indicazione dell’esclusione di una serie di voci dal computo dei costi operativi, di “escludere dal calcolo tariffario la componente di conguaglio relativo all’atto di transazione del 23 marzo 2007”, di “rideterminare i pagamenti agli enti locali procedendo a escludere la quota di valorizzazione del patrimonio conferito al gestore e rimodulare la quota destinata al rimborso dei mutui in funzione dell’effettivo andamento delle rate corrisposte dai comuni”, e soprattutto – settima prescrizione – “escludere dal calcolo tariffario la componente della remunerazione del capitale investito relativa alle immobilizzazioni in corso”, nonché, non certo ultima per importanza, “formulare l’impegno a non riconoscere a piè di lista i costi connessi alle nuove attività.” Ecc. Il documento ministeriale – corposo e non certo di facile lettura – fa emergere alcuni elementi a mio avviso “lampanti” che vanno oltre una questione di paludata e mera analisi contabile in quanto si toccano aspetti e relative conseguenze per i finanziamenti da parte degli enti pubblici e la determinazione della tariffa pagata dai cittadini: se si è dovuti giungere alla richiesta di esclusione da parte del Ministero di tutti questi costi corrisposti al gestore significa che essi erano più o meno implicitamente e tacitamente inseriti nel piano! Modalità certo che non può che essere fonte di inquietudine. Un altro aspetto di questo tipo: in merito agli investimenti – per gli anni 2005 – 2009 – ,degli oltre duecentoventi milioni di euro previsti nel Piano d’ambito, a carico della tariffa, il gestore ne ha realizzati poco più di cento settanta, ed il resto ? Si poteva destinarli a nuovi investimenti oppure destinarli a ridurre la tariffa pagata dai cittadini. E nonostante questa situazione emerge che con la revisione del 2007 si è previsto di riconoscere un contributo straordinario di circa 2,5 milioni di euro per mancati ricavi in merito a investimenti collegati agli allacciamenti non coperti dai contributi degli utenti!Scelta bocciata dal documento Ministeriale. Di fronte a tutto questo annuncio l’impegno a presentare urgentemente un’interrogazione alla Giunta regionale su questa vicenda, per capire quali siano le conseguenze di quanto prescritto dal Ministero: sulla questione del recupero delle risorse non effettivamente spese – come sopra ricordato – (quindi la possibile re immissione fra gli investimenti nel piano d’ambito o riduzione della tariffa ), così sul come verrà affrontata la questione di tutti le voci che devono essere escluse dai costi operativi, dai conguagli, dal calcolo della tariffa ecc. Se quindi inoltre nell’ambito delle prescrizioni si ravvisino o meno modalità non corrette da parte del gestore. Certo risposte che potranno – ne siamo consci – giungere per quanto riguarda le competenze regionali, su una vicenda che – tanto più alla luce della creazione dell’Ato unico regionale delle acque – non può che essere di interesse della Regione, in quanto l’Ato in questione rappresenta un pezzo del medesimo e la vicenda va a toccare quindi l’ambito più generale e le nuove autorità che dalla riforma regionale degli Ato sono scaturite. Senza dimenticare che la prescrizione ministeriale che indica di escludere la remunerazione del capitale investito relativa alle immobilizzazioni è elemento che tocca pienamente quanto stabilito dall’esito referendario dello scorso giugno! Auspico che – per quanto di competenza – la Regione compia ogni passo per il recepimento delle prescrizioni ministeriali – che ci paiono tutte favorevoli ai cittadini -, così anche da far evitare eventuali ricorsi da qualcuno dei soggetti coinvolti nella vicenda.

Una bella risciacquata ….

Abbiamo ricevuto come commento ad un nostro post il seguente commento (lo riportiamo integralmente senza rimandi) che ci sembra estremamente corretto, ed ringraziamo perciò chi che lo ha mandato perché ci costringe a rimettere i piedi per terra ed a ripensare al linguaggio che usiamo. Se ci dovesse accadere ancora (come certamente accadrà) di usare linguaggi cifrati per favore non esitate a  riportarci a più chiare parole …..

Benissimo informare; ma ci vuole più chiarezza per quelli, come me, che non sono “tecnici”. Esempio: “Il 7 per cento non si tocca !”;  perfetto. Ma il 7% di cosa? Allora ecco la “spiegazione” più sotto: “la abrogazione della quota del 7% di remunerazione capitale”… E ne so quanto prima! E gli “ATO”? Non ho la piú pallida idea di cosa siano! Forse bisognerebbe tener conto della scarsissima conoscenza dei termini specifici, del tutto naturale del resto anche per i cittadini che, pur avendo un titolo di studio, non possono essere a conoscenza di informazioni troppo particolari… Sono certo che chi ha scritto l´articolo non conosce i termini “H.264″ o “AVCHD”. Mi sbaglio? Eppure sono sigle molto usate in ambito video/informatico. Grazie comunque.

Veniamo al dunque: in una società come Publiacqua che gestisce il servizio idirico la legge prevede(va) che gli investitori (cioè chi i mette il capitale) abbiano un rendimento automatico pari al 7% del capitale investito (rendimento che ovviamente viene scaricato sulle bollette). Questo era stato messo in discussione con uno dei referendum votati nel 2011; una delle schede (quella gialla mi sembra) riportava la seguente domanda:

“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Nota: Il se­condo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’acqua pub­blica ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito. In que­sto caso agli elet­tori viene pro­po­sta una abro­ga­zione par­ziale della norma.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la norma che per­met­tere il pro­fitto (non il re­cu­pero dei co­sti di ge­stione e di in­ve­sti­mento, ma il gua­da­gno d’impresa) nell’erogazione del bene Ac­qua po­ta­bile.Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che am­mette tale guadagno.

Tradotto in italiano corrente si trattava proprio della abolizione di questa remunerazione garantita (e poi ci parlano di capitale di rischio; rischio un piffero per non usare parolacce). A quasi un anno dalla vittoria dei referendum il risultato non è stato ancora applicato e – poco prima di cadere – Berlusconi stava studiando possibili trucchi (una Authority tanto per cambiare) che permette il perdurare di questa norma abrogata per voto popolare.

Per quanto riguarda gli ATO (ambiti territoriali ottimali) si tratta di una suddivisione del territorio per la gestione di determinati servizi (idrico, rifiuti, mobilità). Nel caso che ci interessa è l’ATO di cui facciamo parte (ato 3 medio Valdarno) che raggruppa una serie di comuni e la cui funzione (la proprietà dell’acqua fino a che non è infilata in un tubo è pubblica) è di determinare chi gestisce il servizio e determinare le tariffe sulla base degli investimenti ecc ecc (quanto poi sia capace di determinarlo davvero è un altro paio di maniche, basta ricordare la storia della pulizia delle caditoie). Gli ATO sono stati aboliti, ma prima di defungere si sono ben guardati dal rivedere le tariffe come indicato dei referendum; alcuni (ATO 2 ad esempio) hanno però trovato il tempo di allungare i tempi di concessione alla società che gestisce il servizio, altri (ATO 3) hanno preferito una revisione (inutile chiedere in che direzione) delle tariffe.

Speriamo di essere stati ora più chiari

Il 7 per cento non si tocca !!!

Il secondo referendum sull’acqua approvato anche grazie alla partecipazione (magari un po’ svogliata) del PD prevedeva la abrogazione della quota del 7% di remunerazione capitale.  A tutt’oggi Publiacqua (ed immaginiamo anche gli altri soggetti gestori) non si è adeguata alla norma; gli ATO che dovrebbero definire le tariffe non si sono mossi e sono legalmente decaduti a fine anno (senza lasciare troppi rimpianti) scaricando la patata bollente ad altri.

A Firenze era stata presentata una mozione tesa ad impegnare la amministrazione a far rispettare il dettato referendario; come si legge nel comunicato stampa qui sotto la maggioranza ha bocciato la richiesta. Dopo aver partecipato svogliatamente ed aver vinto (senza volerlo) il referendum adesso il PD mette i bastoni tra le ruote alla  sua applicazione. Complimenti!

 

*Acqua, Grassi e De Zordo: “A parole un passo in avanti del PD ma rimane ambiguità sulla volontà di procedere verso la ripubblicizzazione del servizio idrico”.* *Da un lato si dichiara di voler rispettare il referendum, ma si boccia la mozione sul 7% di remunerazione del capitale*

L’approvazione dell’ordine del giorno presentato dal PD che chiede anche la modifica dello Statuto di Publiacqua per rispettare l’esito referendario dello scorso giugno rappresenterebbe di per sé un passo in avanti, ma i dubbi e le ambiguità aumentano se si considera che nella stessa seduta sono stati bocciati entrambe le mozioni da noi presentate per chiedere di procedere all’abrogazione del 7% di remunerazione garantita del capitale investito così come prevede l’esito del secondo quesito referendario e l’avvio del percorso di ripubblicizzazione del settore idrico. – affermano i Consiglieri comunali Tommaso Grassi, rappresentante di FdS, SEL, Verdi e Ornella De Zordo di PerUnaltracittà – Sui tempi e sulla volontà concreta di procedere verso la ripubblicizzazione del servizio idrico la maggioranza non è chiara e anche invocare la legge regionale recentemente approvata sul riordino della governance su acqua e rifiuti vuol dire non considerare la volontà dei cittadini espressa nei referendum sull’acqua.”

“La ripubblicizzazione del servizio idrico certamente è un processo complesso e graduale, tuttavia così come nella legge occorreva indicare questa prospettiva e su quella plasmare l’impianto istituzionale, anche sulla mozione discussa in Consiglio comunale questa prospettiva è solo  lontanamente accennata.”

Piccola, ma significativa vittoria

COMUNICATO STAMPA

Il Governo Monti fa marcia indietro: la ripubblicizzazione dell’acqua è possibile


La mobilitazione paga: il popolo dell’acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.

È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.

Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.

La mobilitazione del popolo dell’acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.

Roma, 20 gennaio 2012

Incidente ad depuratore di S. Giusto

Riportiamo qui di seguito una lettera inviata al Sindaco ed all’assessore all’ambiente in seguito all’incidente accaduto ieri al depuratore di S. Giusto

Non desidero con questa lettera passare avanti alla capogruppo del PRC Loretta Mugnaini. Vorrei però segnalare a seguito dell’incidente avvenuto ieri al depuratore di S. Giusto che da tempo quel depuratore e il sistema idrico cui fa riferimento è oggetto di interesse da parte nostra (vedi ad esempio la interrogazione del  2011 11 sulle acque greve ed una precedente interrogazione virtuale del settembre 2010. Senza contare numerosissime interrogazioni, libri bianchi ecc
Vorrei anche segnalare, perché probabilmente ha a che fare con la defaillance del depuratore di S Giusto, che l’ATO3 (o meglio l’ex ATO 3) è tra gli ATO toscani quello che si è caratterizzato per il minor investimento in depurazione nel periodo 2005-2009  (e ci sono voluti interventi dell’Europa nonché la sentenza sul canone di depurazione perché le cose iniziassero a muoversi).

Secondo quello che si può leggere sulla stampa ci sono ancora 4 anni prima che venga completato il sistema fognario in sinistra d’Arno; detto molto sinceramente il timore è che in attesa di questo completamento e in previsione della conseguente dismissione del depuratore di S. Giusto possa calare il livello di attenzione sulla manutenzione di S. Giusto (un po’ come è calato il numero di punti di verifica sulla qualità delle acque superficiali) e che l’incidente occorso ieri sia il primlo di una serie (un po’ come la rottura delle tubature degli acquedotti).

Ritengo perciò che sia opportuno che la amministrazione (direttamente o tramite la nuova maxi-ato) si attivi nei confronti di Publiacqua per accertarsi che siano adottate tutte le misure necessarie ad evitare il ripetersi di quanto accaduto. Cittadini, paperi, pesci ed aironi te ne saranno grati.

 

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