Ormai a un anno dalla vittoria referendaria, è in corso a Roma uno degli attacchi più forti a quel risultato, che ha sancito un forte no alla privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali e all’idea che si possano ottenere profitti dall’acqua. Mi riferisco all’intenzione del sindaco Alemanno e della sua giunta di privatizzare definitivamente Acea, la società a capitale pubblico maggioritario, quotata in Borsa, con la presenza ingombrante di soci privati come Caltagirone e Suez, che opera nel settore elettrico e in quello idrico, facendo scendere la quota pubblica al 30%. Ora, ciò che va notato, oltre alla pessima idea di far cassa con la privatizzazione, è che siamo in presenza di due fatti che hanno un aspetto strategico e che, proprio per questo, rendono questa vicenda emblematica e di valenza nazionale. Il primo è che la privatizzazione di Acea si innesta dentro un disegno sufficientemente preciso, anche se non privo di debolezze, che intende costruire un nuovo assetto del servizio idrico nel panorama nazionale, dominato dal prevalere pressoché irreversibile della logica della mercificazione. Al Nord sono in corso grandi manovre per costruire una sorta di unica “megautility” privatizzata, che dovrebbe gestire i principali servizi pubblici locali dal Piemonte alla Liguria e alla Lombardia, per poi estendersi anche in Veneto e Emilia-Romagna; Acea si candida ad essere il polo che gestirà il servizio idrico, oltre che nel Lazio, in tutta l’Italia centrale, dalla Toscana all’Umbria e a parte della Campania; infine, nel Mezzogiorno, la logica dei “poteri forti” punta a una sua progressiva colonizzazione da parte dei grandi soggetti gestori privatizzati, scontando magari l’esistenza di qualche “isola” che, invece, rilancia la gestione pubblica, ma che comunque non è in grado di determinare un ostacolo serio a questo processo complessivo di privatizzazione. Leggi il seguito di questo post »
“Solo il 27% degli utili sono destinati ad investimenti, lo dichiara la stessa azienda Publiacqua Spa presentando il bilancio 2011 mentre in netto contrasto il Cispel denuncia la mancanza di copertura finanziaria per molti interventi urgenti per la messa in sicurezza della rete sul territorio”. Lo affermano i consiglieri comunali fiorentini Tommaso Grassi e Ornella De Zordo che aggiungono “considerato lo stato in cui versa la rete idrica e fognaria dei 49 Comuni serviti da Publiacqua spa ci sembra che destinare ben il 73 % degli utili del 2011, ovvero 11,5 milioni di euro, ai soci proprietari sia una scelta sbagliata che penalizza il territorio e gli utenti stessi che con le loro bollette hanno prodotto tali utili.”
“Non vorremmo che per coprire i necessari interventi, Publiacqua Spa dovesse ricorrere a linee di finanziamento con le banche, riuscendo nella inarrivabile impresa di: non eliminare il 7% dalla bolletta come da referendum, non migliorare quanto si potrebbe il servizio idrico, mantenere le bollette fra le più care d’Italia e continuare a distribuire gli utili ai soci proprietari sia che essi siano Comuni che multinazionali come ACEA. Complimenti, – concludono Grassi e De Zordo – proprio in linea con i referendum che hanno sancito che dall’acqua non vanno fatti profitti”














