La seconda vita dei centri commerciali

Il problema della decadenza dei centri commerciali non esiste solo da noi (vedi la calma con cui procede l’operazione ipercoop). Ecco una possibile soluzione innovativa ….

Nel comune di Voorhees, New Jersey, il municipio è praticamente dismesso. Ormai per accedere ai servizi pubblici gli abitanti vanno … al centro commerciale! È in questo gigantesco spazio, da 105.000 metri quadrati, che si sono da qualche mese insediati gli uffici locali. Costruito negli anni ‘70, l’Echelon Mall era abbandonato. Nel 2005 il 75 % della superficie commerciale risultava inutilizzato. Così il comune ha dovuto trovare una soluzione alternativa. Basta col mall, ecco a voi il Town Center. Una parte della galleria è stata demolita per far posto a un percorso all’aperto, su cui si allineano ristoranti, botteghe, sportelli bancari, fontane. Ci ha trovato posto anche la scuola di estetica e per infermiere. Su parte dell’immenso parcheggio sono state costruite case private e uffici. E per la prima volta a Voorhees esiste un vero e proprio centro cittadino.

Trovato su: http://eddyburg.it/article/articleview/18557/0/149/

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A proposito delle aperture non-stop dei negozi

Qui di seguito il testo di una lettera aperta inviata al Sindaco (e per conoscenza all’assessore competente ed ai consiglieri) a a proposito dell’orario di apertura dei negozi (su cui come sapete è in corso una polemica che vede coinvolte Regione Toscana, ammninistrazioni dello stesso colore e di pareri diversi, associazioni di commercianti ecc). Il problema deve essere abbastanza sentito visto che avendo spedito la lettera di prima mattina la risposta dell’assessore  è arrivata già alle 9.30. Della lettera ci fa sorridere

  1. l’europeismo; in Germania – ad esempio – leggiamo che i negozi chiudono alle 16 del sabato (vedi qui; a Berlino grandi catene sono aperte principalmente per il turismo, chiude il museo ed inizia lo shopping); anche per la Francia non sembra (vedi qui) che si possa parlare di orari 24 ore 365 giorni l’anno, così come per la Spagna (vedi qui), in Inghilterra (vedi qui) ….
  2. la affermazione che situazioni diverse in comuni vicini lederebbe la concorrenza, ebbene, da anni ci raccontano della area metropolitana, della conferenza metropolitana dei sindaci, ecc ecc; possibile che non siano riusciti a prendere sul tema una posizione comune?

Caro Sindaco,

abbiamo visto sulla stampa che hai aderito, quanto meno per quanto riguarda l’orario di apertura dei negozi, alla proposta Monti della apertura 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno (quest’anno, bisestile, 366,  maya permettendo). La cosa non ci ha stupito perché in fin dei conti come in diverse altre occasioni è Renzi che traccia il solco ; ci ha stupito invece  che non ci siano state localmente reazioni. Eccoci perciò, don Quijote de la Mancha, a spezzare una lancia contro la ipotesi 24/365.

La prima cosa che ci piacerebbe capire dai sostenitori della crescita mediante aperture continue è se non ritengono che ci sia un fattore, il vil denaro che gioca un  ruolo importante. Il nostro portafoglio (come quello di tutti i nostri conoscenti) non produce cartamoneta, al massimo la conserva (e prima che tu ce chieda lo stesso vale per il portamonete); quanto il portafoglio è vuoto, è vuoto e tutti i negozi aperti di questo mondo non riescono a riempirlo in modo che faccia un po’ di spesa extra. Ora, forse ci sbaglieremo, ma dai dati ufficiali risulta che l’imponibile IRPEF a Scandicci è rimasto sostanzialmente fermo in termini assoluti nel triennio 2007-2009 (non siamo riusciti a trovare ancora i dati 2010) e di conseguenza è calato in termini reali; le prove sperimentali (andamento delle vendite nel periodo delle feste) confermano la frenata negli acquisti; insomma sei proprio sicuro che qualche ora in più di apertura dei negozi aiuti a crescere (escludendo naturalmente i consumi di energia elettrica)?

Puoi ovviamente rispondere che la crisi non dura in eterno e che prima o poi i portafogli torneranno a gonfiarsi; ed è qui che, se così fosse, le nostre strade di divaricherebbero profondamente, guidate da due bussole, da due concezioni di vita profondamente diverse.

  1. Una che riesce a ragionare solo in termini di economia, che approva un’Europa la cui costituzione parla molto di liberalizzazioni, concorrenza, mercato e poco di cittadini, diritti, doveri (ed i risultati li stiamo vedendo)
  2. L’altra che si rifà ai diritti dell’uomo e del cittadino con tutte le aggiunte che la storia ha stratificato: diritti della donna, diritti del bambino … i diritti alla vita potremmo dire

Potresti spiegarci infatti come un orario 24/365 può conciliarsi con la possibilità di portare i figlioli al Central Park di Scandicci (se e quando verrà realizzato), di guardare assieme uno spettacolo commentandolo? Riesci ad immaginare un esercizio a gestione famigliare aperto 24/365 per quando il coniuge A esce dal negozio saluta i coniuge B che entra? Non ti sembra una visione da incubo fantascientifico di categoria Z?

Calma Don Quijote, puoi rispondere, nessuno è obbligato a 24/365. Vero. E’ però altrettanto vero che Unicoop, pur avendo dichiarato di essere in linea di principio contraria, ha affermato che altri adottano il 24/365 lo farà anche lei. NUOVI POSTI DI LAVORO!!!! griderà qualcuno. Ma quali posti? Siamo pronto a scommettere un centesimo contro una cena a base di pesce che si tratterà di posti precarizzati al massimo, posti da runner (come dice la gente evoluta), posti da galoppino (come diciamo noi rozzi), posti insomma per cui non si può parlare di dignità del lavoro, al massimo di necessità di raggranellare qualche euro precario.

Ma se esistono già realtà 24/365, potrebbe essere l’obbiezione finale, cosa c’è di male ad estenderle al commercio? Ed anche qui ci soccorre la nostra idea di vita: vogliamo essere certi di poter essere soccorsi in caso di necessità in qualsiasi momento. Ma, permetti, se ci manca il pane alle 13 della domenica vogliamo pensare che il nostro vicino non ce ne neghi un pezzo (a buon rendere).

Siamo i soli Don Quijote perché legati ad una cultura vetero? Non lo crediamo, siamo anzi certi che altre culture (magari altrettanto vetero) si interroghino sul 24/365, su cosa questo significhi per la dignità della vita e del lavoro e si diano risposte analoghe; ti citiamo una frase (lasciandoti il piacere di scoprire chi citiamo) “Non tutte le domeniche, non tutta la domenica”

La risposta dell’assessore

Caro Francesco,

l’Amministrazione Comunale non ha “aderito alla proposta Monti” sugli orari di apertura e sulle deroghe alle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, ma ha semplicemente chiarito che, in attesa di conoscere gli esiti del ricorso alla Corte Costituzionale di Regione Toscana, a Scandicci si applica la legge.

La “liberalizzazione degli orari” è infatti parte del decreto legge “Salva Italia”, già convertito dal Parlamento e quindi di fatto legge dello Stato. Sul metodo, faccio solo un piccolo commento. Se in fondo l’obbiettivo è anche quello di rendere un po’ più europeo il nostro paese bisogna anche avere la forza di prenderci tutto il pacchetto, e non solo quello che ci fà comodo. L’Europa infatti ormai da tanti anni considera lesivo della concorrenza e del libero mercato una politica degli orari che obblighi gli esercizi commerciali di un Comune a stare chiusi e consenta invece a quelli del Comune contiguo di stare aperti.

Ma applicare una legge dello Stato non significa necessariamente condividerla al 100%. Sulla stampa avrai anche potuto leggere le dichiarazioni del Sindaco che considerava il “bomba libera tutti” un errore.

Condivido ovviamente con te il fatto che aprire più giorni e più a lungo non significherà certo che i cittadini consumeranno di più, ma comporterà piuttosto che il sistema commerciale, a fronte dei medesimi ricavi, avrà senz’altro maggiori costi. E penso perciò che le principali “vittime” di una guerra totale sulle aperture, oltre ai lavoratori ed alle loro famiglie come giustamente sottolinei nella tua mail, saranno proprio quelle strutture di grande distribuzione più deboli e con margini già oggi sempre più risicati.

L’Amministrazione avrebbe potuto fare un’operazione politica, cioè quella di emanare comunque, in barba alla legge, un’ordinanza di chiusura domenicale in base all’attuale normativa regionale. Questo, ed è anche la posizione dell’ANCI regionale, avrebbe esposto il Comune a possibili ricorsi e richieste danni milionarie da parte degli esercizi commerciali. E’ evidente che, se Regione Toscana vedrà accolto il proprio ricorso, daremo immediata attuazione a quell’ordinanza che avevamo già concertato con sindacati e categorie economiche prima dell’emanazione del Decreto Monti.

Andrea Giorgi

PAM : risposta ricevuta & replica

Alcuni gironi or sono (vedi qui) avevamo espresso alcune idee a proposito del supermercato PAM di Scandicci.
Abbiamo ricevuto tra le altre una risposta che pubblichiamo volentieri visto che era pubblica nel senso che è stata (come la proposta) inviata a Sindaco, assessore e consiglieri. Credo che dobbiamo ringraziare per le informazioni fornite (in effetti chi ha scritto è più nel settore  di quanto lo siamo noi) anche se – da un punto di vista strettamente politico – continuiamo a ritenere che meglio sarebbe che sia la esselunga a non accettare la proposta più che noi a non farla: almeno non dovremmo più sorbirci le filippiche sul fatto che Scandicci è aperta solo ad Unicoop.

Un’ultima cosa; non è chiarissimo dalla ultima frase della lettera(indirizzata a noi ed al sindaco, per conoscenza poi all’assessore ed ai consiglieri)

Il vero nodo è la proprietà e tu,forte delle tue motivazioni peraltro anche condivise,potresti tentare un approccio e magari ottenere quei risultati finora andati a vuoto.

chi sia la persona (io ? il Sindaco?) che dovrebbe trovare un approccio con la proprietà ecc ecc..  Dal contesto direi che con scarso senso dell’umorismo il nostro interlocutore pensa a me. Ebbene la stessa operazione (interesse diretto nei confronti di proprietari) la facemmo a suo tempo rivolgendoci alla proprietà per sollecitare la realizzazione del marciapiede di Via Ballerini (non abbiamo più la copia della lettera, ma in questo libro bianco potete trovare il testo e l’estratto di un articolo che ne parla.  Articolo in cui – tra l’altro – c’è la replica del sindaco che – in modo molto cortese – sostanzialmente dice non ti immischiare, ghe pense mi.  Ed allora – con tutto il rispetto – se le motivazioni sono condivise non potrebbe/dovrebbe muoversi unanimemente tutto il consiglio e non un semplice linguacciuto cittadino?

chi sia la persona che

PAM: forse si potrebbe fare questo ….

In data 9.11.2011 abbiamo inviato al sindaco questa lettera per suggerire una possibile azione a favore dei dipendenti PAM

ultimamente c’è stato un gran parlare del problema della PAM di via Monti; come al solito alle molte parole poi mancano proposte verificabili su possibili iniziative che potrebbero essere intraprese.
Vorrei con questa lettera provare a suggerire una piccola idea. Molti anni or sono, il 9 luglio 1999 per l’esattezza, una nota catena di distribuzione (la esselunga spa per non far nomi) inviò una lettera al comune di Scandicci dichiarando il proprio interesse ad aprire un punto vendita nel nostro comune ed individuando anche una locazione. Per tutta una serie di motivi che qui non interessano e che sono stati esposti dall’assessore pro-tempore Dugini in una riunione della commissione controllo e garanzia dell’8 marzo 2001, la cosa non ha poi avuto seguito.
In dodici anni gli obbiettivi di esselunga potrebbero essere cambiati (e la catena potrebbe non  essere più interessata a Scandicci), come pure potrebbe darsi che la superficie commerciale prevista dalla scheda del regolamento urbanistico per l’immobile della PAM e dintorni non sia adeguata se l’interesse è rimasto (la superficie massima prevista è appena eguale a quella che veniva richiesta; ci possono essere problemi di parcheggio . . . ).
Questo non toglie che sondare un possibile interesse della esselunga (od altre catene se è per questo) potrebbe essere una iniziativa che la amministrazione comunale potrebbe provare senza troppa fatica. Una risposta positiva sarebbe un guadagno per la città, una risposta negativa non ci costerebbe più di un euro (compreso il francobollo per la lettera). Una mancata risposta poi pareggerebbe il conto con la mancata risposta formale alla lettera di esselunga che citavo inizialmente.
Non sono un esperto della teoria dei giochi e non ho studiato la matematica di Nash, ma mi sembra che il gioco valga la candela: se si perde, si perde poco, se si vince si porta a casa un bell’asset. Pensi che la cosa sia fattibile?
Ringraziando per l’attenzione

Iniziative commerciali nel nuovo centro

A seguito della interrogazione recentemente presentata vedi qui sulle iniziative commerciali nel nuovo centro Rogers, abbiamo ricevuto la risposta dell’assessore che alleghiamo (la risposta, non l’assessore) qui sotto.
Se ci è premesso un commento è abbastanza ovvio che la vendita dei locali è competenza del soggetto realizzatore e non possiamo metterci il naso. Ma crediamo che sia altrettanto ovvio che una indicazione su cosa mettere possa e debba fare parte delle competenze della amministrazione; non abbiamo col piano del commercio definito quale tipo di iniziative possono essere fatte e dove? Non abbiamo messo dei paletti al proliferare di sale giochi? Ben venga allora la riunione di commissione da noi chiesta e – sembra – accettata dalla amministrazione

Oggetto: Interrogazione su attività commerciali nel Centro Rogers

In risposta alla sua interrogazione le faccio notare che le superfici commerciali sottostanti gli edifici direzionale e residenziale sono di proprietà privata, mentre quelle dell’auditorium, di proprietà pubblica, sono nella disponibilità della società Scandicci Centro S.r.l. nell’ambito dell’equilibrio economico finanziario del project financing.

Per questa ragione non è nelle possibilità dell’Amministrazione definire le assegnazioni degli spazi commerciali che attengono a rapporti esclusivamente privatistici.

Auspichiamo naturalmente che ci saranno le condizioni per innalzare il livello qualitativo dell’attuale struttura commerciale del territorio.

In ogni caso ritengo utile, e mi attiverò in tal senso, convocare un incontro della commissione competente con la proprietà dei fondi commerciali affinché anche il Consiglio sia informato dell’evolvesi della tematica in oggetto.

PAM ex Superal : lettera aperta al coordinatore PdL

Caro Giovanni,

ho visto ieri sulla stampa, per la seconda volta, le tue osservazioni a proposito delle affermazioni di Loretta sulla ‘lettera PAM’. Detto molto sinceramente mi sembra che le tue osservazioni non rispondano per niente al nocciolo duro delle contestazioni che ti sono state mosse sia da Loretta che da me.

Innanzitutto ti sfugge (o fingi di averlo dimenticato?) che il problema PAM non nasce ieri; se non sbaglio (Punturiero può eventualmente chiarirci le idee visto che ci ha lavorato) sei o sette anni or sono il supermercato passò da un centinaio di dipendenti ad una quarantina (e della cosa si interessò – per quello che può valere – il PRC); un paio di anni dopo (e siamo nel 2007) ci fu una ulteriore limatura con sei persone in mobilità. Tutto questo per un problema di rapporti tra proprietà e gestione (eh si, anche qui c’è un problema di rendita fondiaria). Ti allego, per tua comodità, un ritaglio stampa del febbraio 2007 che ho usato per rinfrescarmi la memoria.

Chiarito che quello a cui assistiamo è il penoso chiudersi di una parabola discendente avviatasi da anni, non posso che concordare, come ti avevo già scritto, sul fatto che la perdita di posti lavoro (quelli di PAM come quelli della Electrolux, e della Metaltech) è una cosa penosa; allora come si giustificano i licenziamenti facili che, secondo il nostro valente capo del Governo, dovrebbero aiutare la ripresa della economia? Vogliamo scrivere anche a Berlusconi per dirgli che su questo tema dovrebbe ripensarci?

Cosa possiamo fare qui? La scheda del regolamento urbanistico (contro cui a suo tempo entrambi esprimemmo voto contrario) prevede chiaramente per le destinazioni ammesse

 

  • attività commerciali al dettaglio, comprensive di una media struttura di vendita (supermercato di quartiere) ed eventuali esercizi di vicinato e/o pubblici esercizi:max mq 3.000 di superficie utile lorda (Sul), con superficie di vendita (Sv) complessiva da un minimo di mq 1.500 ad un massimo di mq 2.500 e la residua parte destinabile a magazzini e locali di servizio;

 

ed inoltre specifica che

 

La convenzione, atta a regolamentare le realizzazioni previste dal Piano Attuativo ed alla cui stipula è subordinato il rilascio e/o l’efficacia dei titoli abilitativi:

  • garantisce la corretta e completa realizzazione dell’intervento ed il mantenimento delle destinazioni d’uso non residenziali;

in altri termini l’impegno che le forze politiche debbono assumersi che la destinazione commerciale 1500-2500 mq venga mantenuta anche perchè in questo momento più che gli iper sembrano funzionare i super (quello che vediamo a Pontignale insegna); suggerirei anzi che nella convenzione si speciifichi (sempre che tecnicamente possibile) la realizzazione della parte commerciale abbia la precedenza (o quanto meno non sia l’ultima cosa realizzata), in modo da minimizzare il periodo di tempo in cui il lavoro viene sospeso; i sindacati da parte loro possono a questo punto giocare le loro carte per sostegni e la gestione PAM può trattare con la proprietà per la prosecuzione della attività (sempre se è interessata).

Il problema finale è quello del rapporto proprietà gestione ed in un mondo liberalizzato temo, ahinoi, che sia difficile intervenire (vedi quello che succede a Firenze con certi negozi storici). In assenza di conoscenze tecnico giuridiche che possano aiutare sarei personalmente dell’avviso che la convenzione preveda la area commerciale (vedi sopra), e che se la proprietà esige cifre spropositate se lo tiene vuoto ed auguri. In questo caso però, ed è un argomento che in passato era stato sollevato in consiglio, forse sarebbe possibile misurare l’effettivo desiderio di altre catene di distribuzione di mettere piede a Scandicci.

Credo a questo punto di aver evidenziato sia i motivi per cui riteniamo la iniziativa della lettera PAM abbastanza limitata, sia di essere in grado di suggerire un approccio alla soluzione del problema puchè ci sia collaborazione da parte dei privati. Sarei curioso di sentire il tuo parere.

Ipercoop: un piccolo promemoria

Visto che recentemente c’è stata una ripresa di interesse su cosa accade col nuovo centro commerciale ipercoop di Pontignale, abbiamo ritenuto utile ricordare  quanto dibattuto alcuni anni or sono in consiglio comunale. Riportiamo qui sotto il testo di una interrgazione che verrà presentata dalla capogruppo del PRC in consiglio comunale

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Nuovo centro e iniziative commerciali

E’ ben vero che il nuovo centro sarà di alta qualità architettonica (o almeno, così si dice). Resta il fatto che alla qualità architettonica deve corrispondere una qualità di contenuti e perciò, con una certa sorpresa, ci siamo accorti che fino ad oggi nessuno si è posto il problema di quali iniziative commerciali potessero essere ‘consone’ al nuovo centro. Paninoteche? Internet point? Sale giochi? Non abbiamo la ricetta, ma ci sembra utile che almeno si provi a rifletterci un momento. Su questo argomento verrà presentato al Presidente del Consiglio la richiesta che riportiamo qui di seguito per vedere se questa nostra esigenza è sentita anche da altri (o e invece si va avnti confidando nel solito stellone italiano)

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Quello che dice Unicoop sugli iper …..

Non sappiamo quanti siano i soci coop a Scandicci; comunque tutti stanno ricevendo la loro copia de L’Informatore e, se vanno alla pagina delle lettere potranno leggere la risposta ad un socio che si lamentava di alcuni problemi all’ipercoop di sesto; nella risposta – che immaginiamo rappreseni bene il pensiero di Unicoop, si legge che dopo lustri dalla loro nascita forse gli iper stanno perdendo di validità perchè i clienti preferiscono rivolgersi a negozio specializzati più che ad un iper che ha tutto ma con poca scelta.

Ora facciamo un passo indietro ed andiamo a rileggere questo post del luglio 2011. Potrete così vedere che già nel lontano 2000 Turiddo Campiani (di unicoop) esprimeva dubbi sulla validità degli iper anche se poi ne giustificava la realizzazione in nome di una pretesa esigenza di mercato.

Dopo dieci anni di progetti, chiacchere e soldi spesi il dubbio sulla validità degli iper continua a farsi sempre più pressante (e chi ha avuto voglia di leggersi un po’ di documenti su come va il mondo sa benissimo che questa è la linea di tendenza nei paesi più o meno sviluppati) come confermato dai ritardi nella realizzazione dell’ipercoop di Pontignale una delle grandi scommesse della nostra amministrazione.

Crediamo che la cosa debba essere seguita con attenzione nei suoi sviluppi

Ipercoop: mutazioni in corso

Qualche giorno fa è uscito sulla stampa un articolo a proposito dei ritardi nella realizzazione dell’Ipercoop. La giustificazione – a detta dell’assessore Baglioni – è il modificato quadro economico rispetto a quando venne proposto di realizzare l’ipermercato.
Ci permettiamo a questo proposito di ricordare che in una lontana (si parla del giugno 2000 – salvo errori) intervista rilasciata da Turiddu Campaini di Unicoop a Repubblica si poteva leggere che

Non dobbiamo mitizzare per l’eternità gli Iper. Io non farei i Gigli oggi. Se mi metto dal punto di vista del consumatore di domani, coi supermarket di oggi forse si può fare a meno di nuovi
ipermercati… (a Scandicci) .. lo facciamo noi altrimenti lo fanno gli altri… paghiamo i ritardi delle decisioni, le sfasature dei tempi, il fatto che non sempre si può fare ciò che sarebbe economicamente
meglio

Insomma già dieci anni or sono c’erano dubbi sulla validità del modello iper.

Ma le dichiarazioni dell’assessore Baglioni lasciano apparire un ulteriore elemento di preoccupazione; dice l’assessore che si punta su un centro commerciale con punti di vendità di qualità. Si tratta di una scelta su cui – a suo tempo – avevamo attirato la attenzione chiedendoci se e quanto un centro commerciale di qualità a Pontignale avrebbe potuto concorrere (e danneggiare) il Nuovo Centro di Scandicci. Allora ci venne risposto (nessuna dimostrazione, prendere o lasciare) che il problema non si poneva. Chissà se l’assessore e l’architetto Rogers oggi sono pronti a ribadire quanto allora affermato.

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