Qui di seguito il testo di una lettera aperta inviata al Sindaco (e per conoscenza all’assessore competente ed ai consiglieri) a a proposito dell’orario di apertura dei negozi (su cui come sapete è in corso una polemica che vede coinvolte Regione Toscana, ammninistrazioni dello stesso colore e di pareri diversi, associazioni di commercianti ecc). Il problema deve essere abbastanza sentito visto che avendo spedito la lettera di prima mattina la risposta dell’assessore è arrivata già alle 9.30. Della lettera ci fa sorridere
- l’europeismo; in Germania – ad esempio – leggiamo che i negozi chiudono alle 16 del sabato (vedi qui; a Berlino grandi catene sono aperte principalmente per il turismo, chiude il museo ed inizia lo shopping); anche per la Francia non sembra (vedi qui) che si possa parlare di orari 24 ore 365 giorni l’anno, così come per la Spagna (vedi qui), in Inghilterra (vedi qui) ….
- la affermazione che situazioni diverse in comuni vicini lederebbe la concorrenza, ebbene, da anni ci raccontano della area metropolitana, della conferenza metropolitana dei sindaci, ecc ecc; possibile che non siano riusciti a prendere sul tema una posizione comune?
Caro Sindaco,
abbiamo visto sulla stampa che hai aderito, quanto meno per quanto riguarda l’orario di apertura dei negozi, alla proposta Monti della apertura 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno (quest’anno, bisestile, 366, maya permettendo). La cosa non ci ha stupito perché in fin dei conti come in diverse altre occasioni è Renzi che traccia il solco ; ci ha stupito invece che non ci siano state localmente reazioni. Eccoci perciò, don Quijote de la Mancha, a spezzare una lancia contro la ipotesi 24/365.
La prima cosa che ci piacerebbe capire dai sostenitori della crescita mediante aperture continue è se non ritengono che ci sia un fattore, il vil denaro che gioca un ruolo importante. Il nostro portafoglio (come quello di tutti i nostri conoscenti) non produce cartamoneta, al massimo la conserva (e prima che tu ce chieda lo stesso vale per il portamonete); quanto il portafoglio è vuoto, è vuoto e tutti i negozi aperti di questo mondo non riescono a riempirlo in modo che faccia un po’ di spesa extra. Ora, forse ci sbaglieremo, ma dai dati ufficiali risulta che l’imponibile IRPEF a Scandicci è rimasto sostanzialmente fermo in termini assoluti nel triennio 2007-2009 (non siamo riusciti a trovare ancora i dati 2010) e di conseguenza è calato in termini reali; le prove sperimentali (andamento delle vendite nel periodo delle feste) confermano la frenata negli acquisti; insomma sei proprio sicuro che qualche ora in più di apertura dei negozi aiuti a crescere (escludendo naturalmente i consumi di energia elettrica)?
Puoi ovviamente rispondere che la crisi non dura in eterno e che prima o poi i portafogli torneranno a gonfiarsi; ed è qui che, se così fosse, le nostre strade di divaricherebbero profondamente, guidate da due bussole, da due concezioni di vita profondamente diverse.
- Una che riesce a ragionare solo in termini di economia, che approva un’Europa la cui costituzione parla molto di liberalizzazioni, concorrenza, mercato e poco di cittadini, diritti, doveri (ed i risultati li stiamo vedendo)
- L’altra che si rifà ai diritti dell’uomo e del cittadino con tutte le aggiunte che la storia ha stratificato: diritti della donna, diritti del bambino … i diritti alla vita potremmo dire
Potresti spiegarci infatti come un orario 24/365 può conciliarsi con la possibilità di portare i figlioli al Central Park di Scandicci (se e quando verrà realizzato), di guardare assieme uno spettacolo commentandolo? Riesci ad immaginare un esercizio a gestione famigliare aperto 24/365 per quando il coniuge A esce dal negozio saluta i coniuge B che entra? Non ti sembra una visione da incubo fantascientifico di categoria Z?
Calma Don Quijote, puoi rispondere, nessuno è obbligato a 24/365. Vero. E’ però altrettanto vero che Unicoop, pur avendo dichiarato di essere in linea di principio contraria, ha affermato che altri adottano il 24/365 lo farà anche lei. NUOVI POSTI DI LAVORO!!!! griderà qualcuno. Ma quali posti? Siamo pronto a scommettere un centesimo contro una cena a base di pesce che si tratterà di posti precarizzati al massimo, posti da runner (come dice la gente evoluta), posti da galoppino (come diciamo noi rozzi), posti insomma per cui non si può parlare di dignità del lavoro, al massimo di necessità di raggranellare qualche euro precario.
Ma se esistono già realtà 24/365, potrebbe essere l’obbiezione finale, cosa c’è di male ad estenderle al commercio? Ed anche qui ci soccorre la nostra idea di vita: vogliamo essere certi di poter essere soccorsi in caso di necessità in qualsiasi momento. Ma, permetti, se ci manca il pane alle 13 della domenica vogliamo pensare che il nostro vicino non ce ne neghi un pezzo (a buon rendere).
Siamo i soli Don Quijote perché legati ad una cultura vetero? Non lo crediamo, siamo anzi certi che altre culture (magari altrettanto vetero) si interroghino sul 24/365, su cosa questo significhi per la dignità della vita e del lavoro e si diano risposte analoghe; ti citiamo una frase (lasciandoti il piacere di scoprire chi citiamo) “Non tutte le domeniche, non tutta la domenica”
La risposta dell’assessore
Caro Francesco,
l’Amministrazione Comunale non ha “aderito alla proposta Monti” sugli orari di apertura e sulle deroghe alle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, ma ha semplicemente chiarito che, in attesa di conoscere gli esiti del ricorso alla Corte Costituzionale di Regione Toscana, a Scandicci si applica la legge.
La “liberalizzazione degli orari” è infatti parte del decreto legge “Salva Italia”, già convertito dal Parlamento e quindi di fatto legge dello Stato. Sul metodo, faccio solo un piccolo commento. Se in fondo l’obbiettivo è anche quello di rendere un po’ più europeo il nostro paese bisogna anche avere la forza di prenderci tutto il pacchetto, e non solo quello che ci fà comodo. L’Europa infatti ormai da tanti anni considera lesivo della concorrenza e del libero mercato una politica degli orari che obblighi gli esercizi commerciali di un Comune a stare chiusi e consenta invece a quelli del Comune contiguo di stare aperti.
Ma applicare una legge dello Stato non significa necessariamente condividerla al 100%. Sulla stampa avrai anche potuto leggere le dichiarazioni del Sindaco che considerava il “bomba libera tutti” un errore.
Condivido ovviamente con te il fatto che aprire più giorni e più a lungo non significherà certo che i cittadini consumeranno di più, ma comporterà piuttosto che il sistema commerciale, a fronte dei medesimi ricavi, avrà senz’altro maggiori costi. E penso perciò che le principali “vittime” di una guerra totale sulle aperture, oltre ai lavoratori ed alle loro famiglie come giustamente sottolinei nella tua mail, saranno proprio quelle strutture di grande distribuzione più deboli e con margini già oggi sempre più risicati.
L’Amministrazione avrebbe potuto fare un’operazione politica, cioè quella di emanare comunque, in barba alla legge, un’ordinanza di chiusura domenicale in base all’attuale normativa regionale. Questo, ed è anche la posizione dell’ANCI regionale, avrebbe esposto il Comune a possibili ricorsi e richieste danni milionarie da parte degli esercizi commerciali. E’ evidente che, se Regione Toscana vedrà accolto il proprio ricorso, daremo immediata attuazione a quell’ordinanza che avevamo già concertato con sindacati e categorie economiche prima dell’emanazione del Decreto Monti.
Andrea Giorgi