Anche un “giallo macabro grottesco” può prestarsi a qualche riflessione

Piacevole presentazione del libro giallo macabro grottesco “La salma di Mike” ieri alla biblioteca civica a cui abbiamo partecipato soprattutto in nome di una vecchia e solida amicizia con l’autore Francesco Cortelloni.

Non siamo critici d’arte per cui con azzardiamo un giudizio artistico; ci sono piaciute nel testo le descrizioni di ambienti e personaggi (si capisce che Francesco è un acuto osservatore), meno alcuni passaggi che (e speriamo che FC non se ne offenda) sembravano un po’ curiosità cacciate a forza nel testo (ma ripetiamo: il nostro campo di competenza sono le tabelline pitagoriche, non l’arte).

Una sola osservazione: purtroppo Valeria (personaggio del racconto) non era completamente informata; sembra infatti (vedi questo articolo del Corriere della Sera) l’idea di che è alla base del racconto sia già stata utilizzata già da 10 anni negli USA.

Dimenticavo: purtroppo accanto alla idea suggerita da FC, il ricordo tramandato tramite l’arte, ormai anche il ‘mercato’ si è presentato prepotentemente alla ribalta suggerendo il ricordo tramandato tramite il gioiello. Sinceramente, se fossimo obbligati a scegliere, preferiamo l’ipotesi FC.

 

Girolamini, una biblioteca da cani. Un personaggio del sottobosco berlusconiano a capo di una istituzione culturale di lunga storia abbandonata al degrado

Un personaggio del sottobosco berlusconiano a capo di una istituzione culturale di lunga storia abbandonata al degrado. Corriere del Mezzogiorno, ed. Napoli, 31 marzo 2012 (m.p.g.)

Filippomaria Pontani è nato a Padova nel 1976. Ha studiato filologia classica alla Normale di Pisa, e ora la insegna all’Università di Venezia. Marino Massimo De Caro è nato a Bari nel 1973. Ha studiato economia e giurisprudenza all’Università di Siena, ed è diventato vicepresidente esecutivo di Avelar Energia. E’ balzato agli onori delle cronache per i rapporti con Dell’Utri: tra commerci di libri antichi e partecipazione in affari petroliferi venezuelani. In un paese normale, questi due coetanei avrebbero, a questo punto della loro vita, scarse possibilità di incontrarsi. Nel nostro, invece, si sono conosciuti a Napoli pochi giorni fa. Perché? Perché De Caro dirige, da qualche mese, la Biblioteca dei Girolamini. In qualunque paese del mondo occidentale, un istituto culturale dell’importanza dei Girolamini sarebbe guidato da un bibliotecario superqualificato. 
Ma noi preferiamo spedire nei call center i più brillanti addottorati in paleografia o biblioteconomia, e affidare i Girolamini al protagonista di alcuni illuminanti paragrafi dell’appena uscito Sottobosco. Berlusconiani, Dalemiani, Centristi uniti nel nome degli affari, di Ferruccio Sansa e Claudio Gatti (Chiarelettere 2012). Ne cito un solo passaggio: ” Il 27 dicembre 2007 De Caro si lamenta di un capitano dei carabinieri del Nucleo del patrimonio artistico di Monza che lo sta “scocciando” per un libro acquistato in un’asta pubblica in Svizzera. E’ indagato per ricettazione, spiega, e la cosa ha bloccato la sua nomina a console onorario del Congo perché il ministero degli Esteri non sta concedendo il nullaosta. Il 24 gennaio 2008 De Caro ritorna sulla questione con Micciché, il quale promette di aiutarlo: “Stai tranquillo che Aldo ti segue. Devo mandare una persona a Milano… dalla giudice”. Il 17 luglio 2009 De Caro potrà finalmente rilassarsi perché il sostituto procuratore di Milano Maria Letizia Mannella, “rilevato che l’incunabolo non è stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche”, chiede il non luogo a procedere. In altre parole, visto che l’oggetto della presunta ricettazione è scomparso e che le tre persone coinvolte si accusano a vicenda, la pm finisce con l’archiviare il tutto

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Di delusione in delusione: “Aridàtece er…”. Se è questa la politica culturale del governo dei professori “tecnici”

Se è questa la politica culturale del governo dei professori “tecnici”…Lucida analisi dei primi cento giorni di Ornaghi&C. Scritto per eddyburg, 30 marzo 2012 (m.p.g.)

Il governo dei tecnici non è una novità assoluta. Novità assoluta è che abbia il sostegno dei due partiti più importanti, fino a ieri opposti, anzi contrapposti. Governo di tecnici fu il governo Dini che in campo culturale ebbe alcuni meriti come l’introduzione del biglietto nei musei in luogo della tassa di accesso, l’istituzione di alcuni Parchi Nazionali, il finanziamento integrale del nuovo Auditorium di Roma, ecc. Esso si mosse comunque sulla linea storica della tutela sedimentata con le leggi Rosadi (1909), Croce (1922), Bottai (1939), Galasso (1985) cercando di far prevalere l’interesse generale sugli interessi particolari e individuali. 

Pensavamo che, dopo il tracollo vertiginoso, di regole e di finanziamenti, dell’era berlusconiana, il governo Monti avrebbe ripristinato una linea di dignità culturale capendo, oltretutto, che i beni culturali e paesaggistici in realtà “fanno immagine” più di ogni altra cosa. Purtroppo, per ora, non è così. L’inerzia, le assenze, gli ostinati e quasi ostentati silenzi – pur di fronte ad autentici scandali – del titolare del Ministero, Lorenzo Ornaghi, ricordano la latitanza di Bondi. Ma vi sono, ancor più allarmanti, taluni dati di cronaca. Intanto il ministro stesso, mentre non sta facendo praticamente nulla per i piani paesaggistici con le Regioni, esce dal catacombale silenzio per proporre – come ha sottolineato Eddyburg – una legge-quadro per l’urbanistica coi bonus volumetrici, le compensazioni di cubature e facili cambi di destinazione d’uso. Una rovina. In stile INU. Meglio che continui a non fare nulla se deve cucinare e sfornare piatti avvelenati del genere. 

Ornaghi non lo si è visto, con Monti, nemmeno all’Aquila dove è disperatamente urgente avviare una seria e rigorosa ricostruzione. Si ricorderà che Berlusconi e il commissario Bertolaso avevano scelto una linea volutamente estranea alle esperienze riuscite di ricostruzione dei centri storici e di restauro di grandi beni storico-artistici come Friuli (in particolare Venzone) e Umbria-Marche. Dopo aver straparlato di “new towns” non sapendo nemmeno cos’avessero significato nel dibattito urbanistico di 40-50 anni fa, per i centri storici, a partire dall’Aquila, hanno lasciato le cose come stavano, cioè alle macerie. Presunzione sommata a incultura. 

Il governo Monti non ha questa scusante, i suoi componenti sono, in molti casi, professori stimati, alcuni ci forniscono lezioni quotidiane, anche comportamentali. Eppure – in assenza del solito Ornaghi – esso ha avallato un rapporto ed una proposta dell’OCSE per la “resurrezione” dell’Aquila come smart-city che suscita sferzanti sarcasmi in quanti sanno cos’è un centro storico italiano, cos’è la Carta di Gubbio, cosa sono le esperienze di Bologna e di altre città, ecc. Rapporto dell’Università di Groeningen e proposta OCSE che Vezio De Lucia ha bollato così: “È un testo inverosimile. Da anni, da decenni, non si leggevano stoltezze simili, sembrano chiacchiere da bar. Non riesco a credere che invece siano state scritte da istituzioni autorevoli come l’Ocse, l’università di Groningen, il Ministero dello Sviluppo e le confederazioni sindacali”. 

Tratto da Eddyburg. Per leggere tutto l’articolo clicca qui

Città colorata? finalmente

Colorate la città, dice il sindaco. Non possiamo ovviamente che essere d’accordo, anche se ci verrebbe da dire Era l’ora. L’idea del Colora la Città è vecchissima e (almeno per quanto ricordiamo) venne proposta molti anni or sono da Estate Ragazzi (una apprezzabile iniziativa che ogni anno viene organizzata dalla parrocchia di Torregallli). Ricordiamo (e l’attuale Presidente ANPI, Franco Gentile, che era allora assessore lo potrà confermare) che ci volle oltre un anno perché la proposta (applauditissima in consiglio comunale) venisse poi in parte realizzata: alcuni cassonetti SAFI dipinti con allegri colori come potete vedere nelle immagini qui accanto e che hanno fatto bella mostra di sé alle Bagnese ed a San Giusto fino a che tempo ed uso non li hanno fatti sostituire con cassonetti più anonimi.

Sulla ‘coloritura della città’ siamo poi intervenuti a più riprese come in questo mattinale manca la data, ma dal contesto dovrebbe essere del 2007), o con questo (del 2008). Avevamo anzi scritto una proposta molto articolata (riprendendo spunti da quanto fatto  in altri comuni) sugli artisti di strada, ma come sempre accade quando è l’opposizione a proporre, tutto quanto si è perso nei meandri della burocrazia tecnica.

Bene, visto che la amministrazione si fa adesso bella con proposte che in tante altre realtà sono prassi comune, cogliamo l’occasione per suggerire un’altra idea (e probabilmente se ne riparla fra 10 anni): perchè non accordarsi con le associazioni dei commercianti per trasformare grigie saracinesche in sfavillanti opere d’arte pop? In qualche posto è stato fatto, in qualche altro posto è stato ostacolato, in qualche altro ancora ci stanno pensando

Ci piace concludere con un esempio di coloritura che per anni ha spopolato a Milano: il panettone-pinguino (dove per panettone si intende ovviamene quei colonnini bassi e grassi in cemento usati spesso per delimitare aree protette)

Valore legale del titolo di studio – 2

Abbiamo notato che il post in cui si parlava del valore legale della laurea ha suscitato un certo interesse visto il numero di accessi.
Suggeriamo perciò anche questo link che approfondisce il tema.

ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO, ENNESIMO REGALO AL MERCATO

ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO, GIOVANI COMUNISTI: «ENNESIMO REGALO AL MERCATO, PROVVEDIMENTO CLASSISTA E DISCRIMINATORIO»

 

Anna Belligero e Simone Oggionni, portavoce dei Giovani Comunisti, dichiarano:

«La proposta di abolizione del valore legale dei titoli di studio è l’ennesimo regalo al mercato voluto dal governo Monti, questa volta a danno degli studenti e del sistema universitario italiano. Una scelta classista e discriminatoria, nonchè in totale dissonanza con le regole degli altri Paesi europei, che oltre a determinare un aumento di titoli-truffa, presumibilmente acquistabili e svincolati da qualsiasi garanzia pubblica e di qualità, spingerebbe alla creazione di un sistema di atenei di prima classe, per i pochi ricchi che se lo potrebbero permettere, e un altro “di massa”, destinato alla maggior parte degli studenti. Ovviamente il più accessibile diverrebbe automaticamente quello di qualità inferiore. Il merito dello studente perderà valore in favore della reputazione (e della retta annuale) dell’università di provenienza, e la discrezionalità di chi assume verrebbe avvantaggiata, in un Paese in cui i giovani sono già quasi privi di tutele nell’accesso al mondo del lavoro. Riteniamo che l’università italiana si rilanci con altre modalità, quali la valorizzazione del merito a parità di condizioni, potenziando quindi il sistema delle borse di studio; l’accesso alla cultura, in tutte le sue forme, per tutti gli studenti; l’aumento della spesa pubblica nell’ambito dei saperi; una lotta reale alle baronie».

 

Roma, 23 gennaio 2012

Karl Marx: la riscoperta dell’ombrello

E bravo Andrea Tarquini, che sale al quarto piano dell’ Accademia berlinese delle scienze, al numero 22/23 della Jaegerstrasse. Dove si riedita l’opera completa di Marx ed Engels . E su Repubblica annuncia sconvolgenti novità. Tipo: il barbone diceva di non essere «marxista». Ma va! Che le Tesi su Feuerbach non erano parte dell’Ideologia tedesca, e che i fogli delle une e dell’altra furono destinate da Marx alla «critica roditrice dei topi». Sul serio? E poi che Marx aveva capito la crescente dipendenza dell’economia capitalista dal credito. Noo! Che studiava le scienze, e voleva la libertà di stampa, anche perché come giornalista si occupava di America, Russia, India, etc. Incredibile. Leggi il seguito di questo post »

La biblioteca Martini 50 anni or sono

E’ con una certa sorpresa (e disappunto) che abbiamo letto un articolo recentemente pubblicato sulla nazione che, prendendo spunto dalla presenza (in un passato abbastanza lontano) di libri scritti da Ceausescu nella biblioteca comunale, coglieva l’occasione per fare della ironia da pochi soldi sul nome della scuola Makarenko e sul fatto che a Scandicci venne – anche questo molti anni or sono – invitato il coro dell’armata rossa.

Abbiamo apprezzato chi ha scritto l’articolo per la conoscenza che ha sempre dimostrato nei suoi articoli dei problemi della nostra città, per l’interesse  sul tema del precariato nel settore editoriale che traspare dai suoi post su facebook: in questo caso però non possiamo non notare come l’accenno alla Makarenko (neppure troppo originale: se ne parlò in consiglio comunale nel novembre 2007 a seguito di una mozione AN ed in quella occasione venne sottolineato come l‘obbiettivo della pedagogia di Makarenko fosse formare dei produttori coscenti, non dei consumatori coatti. E, per quanto riguarda l’armata rossa sarebbe bene ricordare che le sue tournee furono organizzate dalla stessa persona che portò in Italia per la prima volta Sinatra, Sammy davis Jr, il circo di Mosca, il teatro di Pechino, i Beatles … Insomma roba grossa, roba qui qualità, roba mondiale ….

Credo perciò che malgrado la (credo) scarsa qualità dei libri di Ceausescu che erano presenti sugli scaffali della biblioteca Martini si debba dare atto a chi in passato ha guidato questa città di aver individuato per prima di tanti altri la contraddizione produttori / consumatori, come pure di aver provato ad inserire Scandicci nel circuito della grande cultura (ricordo  anche un convegno con lo storico Spriano).

Un’ultima aggiunta: l’articolo parla anche di quando il comune formava i maestri ; non è chiarissimo a che cosa si riferisca, ma viste le date a cui si riferisce abbiamo l’impressione che si riferisca alla grande battaglia che si svolse tra la fine degli anni degli anni sessanta ed i primi anni settanta per la creazione della scuola a tempo pieno, e che vide la amministrazione comunale intervenire massicciamente perché il tempo pieno (che non è solo una questione di ore da passare nella scuola, ma qualità dell’insegnamento) trovasse attuazione.

Ci rendiamo conto che sono cose vecchie, di 40-50 anni or sono; ma dobbiamo rendere giustizia a chi in passato ha ben lavorato

E, a proposito di armata rossa …

Un’altra libreria in pericolo

Non possiamo permetterci che Firenze perda questa realtà “storica” per le donne fiorentine. Si tratterebbe di una chiusura intollerabile. Così Monica  Sgherri – Capogruppo di Federazione della Sinistra -  Verdi in Consiglio Regionale – in merito alla vicenda della Libreria delle Donne di via Fiesolana, che – come riportato dalla stampa, ha  visto più che triplicato l’affitto dello stabile da parte del Comune di Firenze. Tutto ciò, prosegue Sgherri – in un quadro più generale che vede una già forte crisi e chiusure di altre librerie “storiche” (fra le altre la “Martelli”, mentre sulle cronache di oggi vi sono altri casi di forte criticità) Si rischia una desertificazione  culturale che certo è dovuta all’affermarsi delle nuove tecnologie e forme di vendita, ma anche per motivazioni di rendita immobiliare e di affitti ormai esorbitanti.  Sulla vicenda della Libreria delle Donne non è assolutamente accettabile che il Comune si comporti, sulla questione affitti, come un qualsiasi privato. Su questo è necessario quindi che non ci si fermi a mere interpretazioni burocratiche di leggi e regolamenti ma che si salvaguardi, anche dal punto di vista degli affitti, l’attività di associazioni e cooperative, tutelandone quindi l’importante funzione culturale che svolgono, come nel caso in questione. Mi attiverò  – conclude Sgherri – quindi per ricercare una soluzione positiva della vicenda, nella consapevolezza che sia necessario lanciare un appello per salvare la Libreria delle Donne, magari con l’organizzazione di un presidio, nei prossimi giorni, con questo obbiettivo.

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A proposito di cinema 2

Se Scandicci piange per il cinema Aurora, Roma non ride per il teatro Valle, il più antico teatro romano ancora in attività (fino a che dura …) e contro la cui chiusura, vendita e trasformazione in bistro o simile si stanno mobilitando maestranze e personalità del teatro (vedi ad esempio qui

Eppure spazio per iniziative innovative ci sarebbe come dimostra la esperienza inglese di Secret Cinema; ma in un paese dove un ministro può impunemente dire che con la cultura non si mangia e poi viene apprezzato solo perchè molto vagamente parla di evasione fiscale e di precariato (ma dove viveva questo ministro finora? sulla Luna? seguiva corsi di dizione?), e dove (letto oggi su giornale) gente comune dichiara di preferire parcheggi al verde, non ci si deve stupire di nulla.

questo tipo

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