Se è questa la politica culturale del governo dei professori “tecnici”…Lucida analisi dei primi cento giorni di Ornaghi&C. Scritto per eddyburg, 30 marzo 2012 (m.p.g.)
Il governo dei tecnici non è una novità assoluta. Novità assoluta è che abbia il sostegno dei due partiti più importanti, fino a ieri opposti, anzi contrapposti. Governo di tecnici fu il governo Dini che in campo culturale ebbe alcuni meriti come l’introduzione del biglietto nei musei in luogo della tassa di accesso, l’istituzione di alcuni Parchi Nazionali, il finanziamento integrale del nuovo Auditorium di Roma, ecc. Esso si mosse comunque sulla linea storica della tutela sedimentata con le leggi Rosadi (1909), Croce (1922), Bottai (1939), Galasso (1985) cercando di far prevalere l’interesse generale sugli interessi particolari e individuali.
Pensavamo che, dopo il tracollo vertiginoso, di regole e di finanziamenti, dell’era berlusconiana, il governo Monti avrebbe ripristinato una linea di dignità culturale capendo, oltretutto, che i beni culturali e paesaggistici in realtà “fanno immagine” più di ogni altra cosa. Purtroppo, per ora, non è così. L’inerzia, le assenze, gli ostinati e quasi ostentati silenzi – pur di fronte ad autentici scandali – del titolare del Ministero, Lorenzo Ornaghi, ricordano la latitanza di Bondi. Ma vi sono, ancor più allarmanti, taluni dati di cronaca. Intanto il ministro stesso, mentre non sta facendo praticamente nulla per i piani paesaggistici con le Regioni, esce dal catacombale silenzio per proporre – come ha sottolineato Eddyburg – una legge-quadro per l’urbanistica coi bonus volumetrici, le compensazioni di cubature e facili cambi di destinazione d’uso. Una rovina. In stile INU. Meglio che continui a non fare nulla se deve cucinare e sfornare piatti avvelenati del genere.
Ornaghi non lo si è visto, con Monti, nemmeno all’Aquila dove è disperatamente urgente avviare una seria e rigorosa ricostruzione. Si ricorderà che Berlusconi e il commissario Bertolaso avevano scelto una linea volutamente estranea alle esperienze riuscite di ricostruzione dei centri storici e di restauro di grandi beni storico-artistici come Friuli (in particolare Venzone) e Umbria-Marche. Dopo aver straparlato di “new towns” non sapendo nemmeno cos’avessero significato nel dibattito urbanistico di 40-50 anni fa, per i centri storici, a partire dall’Aquila, hanno lasciato le cose come stavano, cioè alle macerie. Presunzione sommata a incultura.
Il governo Monti non ha questa scusante, i suoi componenti sono, in molti casi, professori stimati, alcuni ci forniscono lezioni quotidiane, anche comportamentali. Eppure – in assenza del solito Ornaghi – esso ha avallato un rapporto ed una proposta dell’OCSE per la “resurrezione” dell’Aquila come smart-city che suscita sferzanti sarcasmi in quanti sanno cos’è un centro storico italiano, cos’è la Carta di Gubbio, cosa sono le esperienze di Bologna e di altre città, ecc. Rapporto dell’Università di Groeningen e proposta OCSE che Vezio De Lucia ha bollato così: “È un testo inverosimile. Da anni, da decenni, non si leggevano stoltezze simili, sembrano chiacchiere da bar. Non riesco a credere che invece siano state scritte da istituzioni autorevoli come l’Ocse, l’università di Groningen, il Ministero dello Sviluppo e le confederazioni sindacali”.
Tratto da Eddyburg. Per leggere tutto l’articolo clicca qui