I risultati delle elezioni (europee ed amministrative) non sono stati premianti per la sinistra. La mancata definizione di un progetto politico che affronti in modo nuovo la crisi della società italiana ci consegna, all’indomani della tornata elettorale, frammenti di una sinistra che oscilla tra la velleitaria auto-collocazione come coscienza critica di un indefinito e fragile Partito Democratico (Sinistra e Libertà) e la perdente difesa delle identità perdute (PRC). In vero, per non rimanere legati ad una visione ristretta e provinciale, abbiamo a che fare con una crisi politica di dimensioni europee come dimostrano le sconfitte verticali dei grandi partiti socialdemocratici e laburisti europei. Resta, dunque, intatta ed insoddisfatta l’esigenza di ricostruire, politicamente e culturalmente, una rappresentanza politica di sinistra sia in Europa sia (e soprattutto) in Italia. La nostra convinzione era e resta che il Partito Democratico non è in grado, allo stato attuale, di dare una risposta convincente a quest’esigenza.
Particolarmente penalizzante è stato il risultato elettorale per la sinistra nelle sue varie accezioni (da Rifondazione ai Verdi), praticamente cancellata dal consiglio comunale dove è presente con un solo consigliere.
Pesano in primo luogo su questo risultato le divisioni nel campo della sinistra, dovute sia ai calcoli velleitari di condizionare il PD sia alle chiusure ideologiche. Il collaudato “sistema di potere” del PD e l’oscuramento operato dalla stampa locale hanno fatto il resto. Non si è voluto, dunque, da parte di altre componenti della sinistra correre il rischio di cercare e sperimentare nuove strade come ha fatto, invece, la SinistraScandicci, che ha costruito un vero e proprio programma di governo: coraggioso, innovativo ed al tempo stesso fattibile.
La scelta dell’accodamento subalterno al PD da una parte e la riaffermazione testarda della propria autosufficienza hanno, dunque, portato ancora una volta alla dispersione di migliaia di voti. Vi erano le potenzialità per portare in Consiglio Comunale un’agguerrita rappresentanza della sinistra. Si poteva fare, ma la logica degli “orticelli” non l’ha permesso. Si poteva sperimentare la riunificazione delle forze alla sinistra del PD intorno ad un programma innovativo, ma le sterili e stereotipate contrapposizioni si sono rivelate un ostacolo insormontabile. In questo senso hanno vinto logiche vecchie, settarismi, miopia politica e debolezza culturale.
La SinistraScandicci ha cercato di colmare il vuoto politico e programmatico con una proposta che guardasse in avanti. Quel programma e l’ispirazione politico-culturale che vi stava dietro restano, a nostro avviso, validi anche per il futuro. Saranno la nostra bussola d’orientamento per i duri mesi che ci stanno di fronte.
Per il futuro, dunque, non verrà meno il nostro impegno a battere la strada del rinnovamento profondo e radicale della sinistra. Guardiamo al PRC, unica forza di sinistra rimasta nel Consiglio Comunale di Scandicci, con l’auspicio che sappia uscir fuori dal guscio pericolosissimo dell’autosufficienza. Ma guardiamo anche a quanti hanno scelto, oggi, un’alleanza sbagliata, perché subalterna ad un Partito Democratico privo di identità e guida politica. Il nostro impegno futuro si dispiegherà sul piano culturale e politico ed avrà come finalità: dare un piccolo, ma concreto contributo alla ricostruzione della sinistra.
La nostra intenzione per il futuro è duplice: costruire luoghi di dibattito politico e ricerca culturale, ma anche trovare forme nuove e significative di presenza politica sui temi che riguardano la vita ed il futuro della città. Se qualcuno pensa che con queste elezioni la sinistra a Scandicci non abbia più una storia da scrivere, avrà modo di ricredersi.