In questi ultimi giorni sono apparsi sulla stampa degli articoli dedicati ad una difficile situazione nel quartiere di S. Giusto affrontata (per ora) con pattuglioni di carabinieri e vigili urbani (vedi ad esempio
questo articolo).
Ci saremmo attesi a fronte di questi episodi interventi della politica, delle associazioni, della amministrazione, tesi a capire se l’intervento delle forze dell’ordine (che non escludiamo a priori), sia la sola ed unica risposta che deve essere data a questi fenomeni; o, se preferite, sarebbe bene capire se le iniziative contro il bullismo richieste ed approvate a larga maggioranza dal consiglio comunale (vedi questa delibera del 2007 hanno trovato applicazione o sono rimaste parola sulla carta).
Vorrenno qui aggiungere alcuni elementi di riflessione:
- Da anni una cattiva politica (che purtroppo non è solo del centro destra) insiste sulla frattura generazionale accusando i vecchi di egoismo (troppe pensioni, troppe garanzie … ) e di essere una delle cause del disago giovanile: questo attegiamento da dividi e comanda non può essere un potente sostegno alle difficoltà che riscontriamo a S. Giusto come in tanti altri casi?
- Dieci anni or sono (novembre 2001), proprio per combattere il bullismo (anche se allora la parola non era diventata di moda) e favorire la aggregazione culturale dei giovani attorno alle associazioni presenti sul territorio, venne fatta una proposta in consiglio comunale circa l’uso dell’anello nella area sportiva di S, Giusto. Proposta approvata alla unanimità e con la benedizione dell’assessore Gheri (allora non ancora sindaco). Proposta poi restata sulla carta.
Detto questo, pensiamo veramente che il problema sia solo una questione di ordine pubblico?












