Nove anni dopo: tutto prescritto … nessuno paga

Nel lontano 2003 come PRC avevamo presentato una provocatoria interrogazione a proposito dei danni causati dalla realizzazione della TAV in Mugello

Sono passati 9 anni, il processo si è stancamente trascinato ed ecco che oggi possiamo leggere sulla stampa

Non ci sembra che la cosa meriti ulteriori commenti

Attentato alla passerella di Badia

    Proprio ora che la passerella era in fase di avvio!!!
    Proprio non voglion farci prendere il treno 
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    Con il nuovo orario ferroviaria in vigore da lunedì 11 giugno la Regione Toscana ha deciso di tagliare otto treni dalla Stazione Leopolda di Porta a Prato per Le Piagge, S.Donnino, Lastra a Signa, Montelupo, Empoli . Eccoli, gli “indubbi vantaggi per i pendolari” del sistema di trasporto ferroviario  targato RFI e Regione Toscana, basato sul dogma dell’Alta Velocità.

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Servizio disabili tra le prime vittime dei tagli e della privatizzazione ATAF


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

ATAF Servizio disabili tra le prime vittime dei tagli e della privatizzazione ATAF In questi giorni, a seguito dei tagli operati dai Governi centrale e locali al trasporto pubblico, e dopo che è stata avviata la privatizzazione dell’azienda, l’ATAF sta chiudendo il servizio disabili. Le “associazioni di volontariato” prenderanno il suo posto. Ricordiamo che il “servizio disabili motori” dell’ATAF partiva il primo settembre 1986 ed era frutto di una convenzione tra l’azienda di trasporto pubblico e l’allora Unità Sanitaria Locale 10G di Sesto Fiorentino. I primi utenti erano o giovani studenti o lavoratori. Per la prima volta in Italia, un’azienda di trasporto pubblico si occupava del trasporto di persone disabili. Per quanto già allora alcuni disabili esprimessero insoddisfazione per questa soluzione che li ghettizzava su mezzi speciali, tuttavia è innegabile che proprio l’istituzione di questo servizio abbia poi aperto la strada all’acquisto dei bus “accessibili” anche ai disabili. Il punto politico-ideale che stava dietro all’istituzione del servizio disabili era che l’azienda di trasporto pubblico dovesse garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini, disabili compresi. Il servizio è rimasto in piedi per tutti questi anni, anche perché da un lato gli autobus di linea sono accessibili solo in parte (si pensi ai problemi di funzionalità delle rampe di accesso e alla non universalità del sistema di ancoraggio per le carrozzine), dall’altro la prevalente disposizione a raggiera delle linee (periferia centro e viceversa) creavano al disabile molte difficoltà nell’utilizzo dei normali bus. Oggi si decide di chiudere il servizio disabili proprio con l’argomento ipocrita che “tanto ci sono le associazioni di volontariato” ben sapendo che le stesse, anche se gli operatori svolgono volontariamente il loro servizio, prendono comunque dei bei finanziamenti pubblici. Inoltre, è ipotizzabile che alcuni degli autisti, finora impiegati nel servizio disabili, potranno essere collocati in esubero e soggetti ad ammortizzatori sociali, che comunque sono a carico della collettività, senza svolgere il servizio. In conclusione, alla fine è tutto da dimostrare che questa operazione comporti davvero dei risparmi. Si fa finta di non vedere che siamo di fronte all’ennesimo smantellamento di un diritto: affidare un tale servizio alle associazioni di volontariato significa proprio porsi fuori dalla logica di garanzia del diritto. Senza contare che, da un punto di vista culturale, tornare ad affidare la mobilità dei disabili alle associazioni di volontariato vuol dire “sanitarizzare” nuovamente la disabilità, che è piuttosto un fatto sociale. In questi giorni, a seguito dei tagli operati dai Governi centrale e locali al trasporto pubblico, e dopo che è stata avviata la privatizzazione dell’azienda, l’ATAF sta chiudendo il servizio disabili. Le “associazioni di volontariato” prenderanno il suo posto. Ricordiamo che il “servizio disabili motori” dell’ATAF partiva il primo settembre 1986 ed era frutto di una convenzione tra l’azienda di trasporto pubblico e l’allora Unità Sanitaria Locale 10G di Sesto Fiorentino. I primi utenti erano o giovani studenti o lavoratori. Per la prima volta in Italia, un’azienda di trasporto pubblico si occupava del trasporto di persone disabili. Per quanto già allora alcuni disabili esprimessero insoddisfazione per questa soluzione che li ghettizzava su mezzi speciali, tuttavia è innegabile che proprio l’istituzione di questo servizio abbia poi aperto la strada all’acquisto dei bus “accessibili” anche ai disabili. Il punto politico-ideale che stava dietro all’istituzione del servizio disabili era che l’azienda di trasporto pubblico dovesse garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini, disabili compresi. Il servizio è rimasto in piedi per tutti questi anni, anche perché da un lato gli autobus di linea sono accessibili solo in parte (si pensi ai problemi di funzionalità delle rampe di accesso e alla non universalità del sistema di ancoraggio per le carrozzine), dall’altro la prevalente disposizione a raggiera delle linee (periferia centro e viceversa) creavano al disabile molte difficoltà nell’utilizzo dei normali bus. Oggi si decide di chiudere il servizio disabili proprio con l’argomento ipocrita che “tanto ci sono le associazioni di volontariato” ben sapendo che le stesse, anche se gli operatori svolgono volontariamente il loro servizio, prendono comunque dei bei finanziamenti pubblici. Inoltre, è ipotizzabile che alcuni degli autisti, finora impiegati nel servizio disabili, potranno essere collocati in esubero e soggetti ad ammortizzatori sociali, che comunque sono a carico della collettività, senza svolgere il servizio. In conclusione, alla fine è tutto da dimostrare che questa operazione comporti davvero dei risparmi. Si fa finta di non vedere che siamo di fronte all’ennesimo smantellamento di un diritto: affidare un tale servizio alle associazioni di volontariato significa proprio porsi fuori dalla logica di garanzia del diritto. Senza contare che, da un punto di vista culturale, tornare ad affidare la mobilità dei disabili alle associazioni di volontariato vuol dire “sanitarizzare” nuovamente la disabilità, che è piuttosto un fatto sociale.

 

video vertenza ataf

a proposito del multificio …

Oggi, 12 aprile, la stampa locale sparava un titolone basta multificio segnalando che nella zona industriale la polizia municipale si apposta dietro ai cassonetti con tanto di autovelox per impallinare chi sfora i limiti di velocità. Ovvia, e di buon senso la risposta della amministrazione: “ci sono limiti di velocità, ci sono i cartelli, le regole vanno fatte rispettare”.

A nostro giudizio il buonsenso, in una situazione come questa, non è sufficiente ed ora proviamo a dimostrarlo. Assumiamo che lo scopo della presenza dell’autovelox sia effettivamente far rispettare i limiti di velocità; se, facendo passeggiare il cane, vedo la auto dei vigili urbani appostata e, mi fermo all’incrocio precedente prima segnalando il “pericolo” agitando una bandiera gialla ( Bandiera gialla :se si trova fissa: bisogna rallentare a causa di un problema seppur di non grave entità, divieto di sorpasso.Se invece viene agitata: rallentare eventualmente con possibilità di fermarsi del tutto a causa di un problema grave, divieto di sorpasso.) è abbastanza ovvio che ottengo il risultato desiderato, cioè il rallentamento ed il rispetto dei limiti di velocità (che l’autovelox non ottiene; il mancato risultato è sanzionato dalla multa)

Eppure chiunque, con un minimo di sale in zucca, credo si renda conto che ottenere il risultato con la bandiera gialla ha qualcosa che stona …

Credo che la spiegazione sia nel fatto che le procedure descritte siano del tipo ‘guardia e ladri’  o, se preferite, cerco di farti cadere in trappola. Se ci pensate bene sono procedure in cui i due soggetti non si fidano l’uno dell’altro, non collaborano,  cercano di ingannarsi. La domanda che verrebbe da farsi allora è se ci siano altri sistemi più collaborativi che possano portare al medesimo risultato. Una possibilità che ci viene a mente è quella che a suo tempo venne adottata in Via Paoli, un segnalatore di velocità: in base alla esperienza della polizia municipale è uno strumento che funziona (nel senso che suggerisce a sollevare il piede dall’acceleratore)?

Una considerazione finale. In un vecchio documento che ho ritrovato veniva indicato l’andamento della crescita delle sanzioni (multe)

sarebbe interessante a questo punto sapere se e come siano cresciute nel periodo 2008-2011 per rendersi conto se la parola multificio trova corrispondenza in dati oggettivi

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Altri tagli sul trasporto urbano

Primo maggio e Pasqua salvi i bus dell’Ataf

Dopo il lungo vertice convocato in Provincia salta fuori la svolta: il servizio dei bus sarà garantito l’8 aprile e il primo maggio. Si faranno tagli sui giorni feriali e in estate pur di salvare i due festivi  questo è quanto si può leggere su un articolo di Repubblica

Ho provato a fare un paio di conti semplicissimi, prendendo come esempio la linea 27; controllando sul sito ATAF ho visto che in un giorno festivo (Domenica 1 Aprile) ci sono 26 corse. Se per Pasqua e per il 1 Maggio ci saranno corse come in una domenica sono 52 corse da recuperare, una corsa alla settimana. Naturalmente ci diranno che non contano solo le corse, ma anche gli orari degli autisti ecc ecc;  vogliamo scommettere che in ermini di corse, kilometri ecc il taglio sarà molto più sensibile delle 52 corse (da 1 a 5  fino a 1 a 10)? Perchè la realtà sta tutta nella chiusura dell’articolo
 Nella stessa riunione è stata esaminata anche la questione relativa alle mancanza di risorse necessarie affinché la Provincia possa emanare l’obbligo di servizio nei confronti di Ataf&Li-nea fino a giugno e poi nella fase successiva che va da giugno fino alla fine del 2012. 

(28 marzo 2012)

14 domande al governo sulla TAV

Ecco i veri quesiti che la popolazione della Valle si pone sulla costruzione della Tav e ai quali il governo Monti dovrebbe rispondere, se davvero vuole accettare un confronto circostanziato e documentato. Perché o si assume il metodo (giusto) usato per bocciare le Olimpiadi di Roma o quello (sbagliato) dell’alta velocità in Val di Susa

Il governo ha pubblicato in Internet e dato alla stampa un documento con cui spiega le sue ragioni sul treno ad alta velocità Torino-Lione. Ne ha tutto il diritto. Anzi, si tratta di una uscita attesa. Peccato solo che abbia scelto una strana forma di comunicazione “non tecnica”, ammiccante e di comodo. La formula, infatti, vorrebbe assomigliare a quella spesso usata nella comunicazione aziendale: le “Faq”, Frequently asked questions. È un modo svelto ed efficace per facilitare l’uso di un prodotto tenendo conto delle capacità di comprensione dei clienti/utenti. Una sorta di istruzioni guidate per l’uso. Ma c’è un’etica deontologica anche nella comunicazione commerciale: per funzionare davvero le questions devono essere le domande che realmente si pongono i clienti alle prese con un nuovo prodotto, non quelle che l’azienda si immagina o preferirebbe le venissero rivolte. C’è una bella differenza! Nel primo caso – Faq davvero utili – l’azienda raccoglie in modo obiettivo i quesiti e si mette in relazione di ascolto con il cliente per cercare di adeguare la propria azione ai suoi bisogni, nel secondo caso – Faq farlocche – si tratta di un penoso tentativo di manipolazione da marketing: far credere che ogni problema sia superabile. Insomma, se davvero il governo avesse voluto avviare una operazione di verità e trasparenza avrebbe dovuto limitarsi a raccogliere in modo scientifico le domande vere più frequenti che si fanno gli abitanti della Val di Susa sul Tav da ventidue anni e, a queste, rispondere. Se ne è capace. 
Le 14 sedicenti domande sono una brutta caduta di stile per un governo sedicente tecnico. O si è tecnici o si è imbonitori. O si accetta un confronto circostanziato e documentato, o “si fa politica” alla vecchia maniera. O si assume il metodo (giusto) usato per bocciare le Olimpiadi a Roma o quello (sbagliato) del Tav in Val di Susa.  Leggi il seguito di questo post »

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Una buona notizia

Ci sono persone che quando chiedi ‘Dove vai?’ fanno finta di non aver sentito.
Ci sono persone che quando chiedi ‘Dove vai?’ con estrema cortesia di rispondono ‘Porto pesci’.
Ci sono persone che quando chiedi ‘Dove vai?’ non solo ti indicano la loro destinazione, ma anche percorso, tempi, probabilmente felici che ci si interessi di quello che stanno facendo.

L’assessore Borgi appartiene generalmente a quest’ultima categoria. Diverso tempo fa avevamo chiesto se fosse possibile avere un fermata del 27 più fruibile per i residenti di S. Giusto; avevamo ricevuto una risposta interlocutoria, poi – in assenza di conferme – pensavamo che la cosa fosse stata abbandonata. In questi giorni abbiamo riproposto il problema di una fermata, questa volta della linea 6 in corrispondenza del Don Gnocchi. E’ con piacevole sorpresa che abbiamo ricevuto dall’assessore una risposta in cui riporta una comunicazione di ATAF da cui sembra di capire che non solo dovrebbe essere attivata la fermata al Don Gnocchi, ma che è sempre viva la possibilità della fermata del 27 ed ancora una nuova fermata in corrispondenza della ASL.

Non sappiamo se a questo modo roviniamo la sorpresa, ma ritenevamo giusto dare atto all’assessore della puntualità, correttezza e completezza con cui risponde anche alle domande più elementari

qui sotto la email a proposito delle fermate

E’ da tempo che sono richieste… come vedi dalla mail sotto pare che non siamo lontani.
Ciao
Gianni

——– Messaggio originale ——–
Oggetto: fermate san giusto via pisana vivaldi
Data: Fri, 2 Mar 2012 09:19:34 +0100
Mittente: OMISSIS
A: Gianni Borgi

Buon girono, lunedì faccio un sopralluogo con la Sas per le fermate in Via Pisana pressi ASL e in Via Stradone dell’Ospedale. Loro hanno avuto l’autorizzazione dalla Mobilità di Firenze a fare tutti i lavori necessari per il posizionamento delle fermate.
Mettiamo anche le fermate nei pressi del Don Gnocchi.
Ciao
Simone

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Il cimitero dei vagoni letto e gli sprechi delle Ferrovie

Ieri notte il segretario del Prc di Torino Ezio Locatelli ha accompagnato alcuni lavoratori in lotta della Wagon Lits e dei giornalisti de La Stampa all’interno di un deposito – cimitero nell’area del Lingotto dove stanno letteralmente marcendo oltre un centinaio di carrozze ferroviarie. Rappresentavano il posto di lavoro per gli 800 che sono stati licenziati dal 12 dicembre scorso, come una fabbrica dismessa che va in malora, ma rappresentano anche un insulto allo spreco pubblico. Vagoni letto “Modello MU”. Tra il 2007e il 2010 il gruppo Ferrovie dello Stato ha provveduto con investimenti milionari alla ristrutturazione di quei modelli costruiti negli anni Ottanta per garantire comfort e sicurezza ai viaggiatori. A bordo ci sono una telecamera a circuito chiuso e sistemi di chiamata in ogni scompartimento gestiti attraverso un computer di bordo. In prima classe le pareti interne sono state costruite con materiale di legno elegante e chiaro. Ci sono specchi,i sedili di velluto, insomma milioni di euro, denaro pubblico lasciato a marcire per favorire operazioni speculative. Ci sono carrozze incolonnate per centinaia di metri e ordinate su almeno una decina di binari paralleli , la neve la fa da padrona, in molte carrozze trovano rifugio la notte persone senza fissa dimora. Leggi il seguito di questo post »

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Misure di transito veicolare a Pontignale

Nel corso dell’ultimo consiglio comunale è stata approvata questa   mozione che chiede la misura del traffico in zona Pontignale.

Nel comunicarcelo la capogruppo (che ha seguito con impegno ed attenzione la questione) ci ha detto che era stata apportato un emendamento proposto dal PD; non appena sarà disponibile la versione aggiornata la metteremo a disposizione. Qui ci preme ricordare che il risultato premia una battaglia che abbiamo portato avanti per anni e che riconosce ora (finalmente) la correttezza della nostra (bocciata) richiesta di misure vere del traffico veicolare nella zona anche in previsione della realizzazione dell’Ipercoop. Proposta sostenuta da una corposa documentazione su cui ci scontrammo vivacemente anche con il consulente di Unicoop (sulle cui posizioni poi si sdraiò la amministrazione comunale).

A questo punto lo strumento è disponibile: spetta ai cittadini di Pontignale attivarsi perchè questa possibilità venga sfruttata correttamente ed al più presto.

 

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