Ho saputo da diverse fonti che nel corso del consiglio di mercoledì un consigliere di maggioranza ha fatto sarcasmo su una pretesa scarsa conoscenza dei temi in discussione (regolamento urbanistico) da parte della capogruppo RC, invitandola a fare meglio i compiti a casa (o qualcosa di simile). Ora, a parte il fatto che questo vice maestro se aveva lui studiato bene la lezione poteva tranquillamente alzare la mano e chiedere al maestro la parola (Io lo so, io lo so!), sarebbe bene approfondire la differenza tra chi sa bene (o almeno benino) le cose e chi sa ripetere una lezione.
Veniano al fatto: il ministero dell’ambiente ha inviato alla regione Toscana una serie di osservazioni e prescrizioni in tema della gestione dell’acqua. Tra le osservazioni e prescrizioni figura ad esempio quella del famoso ‘premio’ agli investimenti per cui abbiamo fatto i referendum. Si dà il caso che in questo caso, dove non c’era da imparare una lezione, ma da costruire un ragionamento: dato di fatto (referendum), ragionamento , conseguenza (eliminazione del famigerato 7%) , il corso di recupero non dovrebbe certo seguirlo la capogruppo del PRC.
Su questo sito potete leggere un articolo a proposito del bando di gara con cui dovrebbe essere assegnata la distribuzione del gas nell’area servita da Consiag o meglio dalla Estra Reti gas di cui Consiag fa parte. L’articolo riporta il succo di una lettera che i comuni che fanno parte di Consiag hanno inviato al Sindaco di Prato (che recentemente ha deciso autonomamente di mettere a gara la distribuzione nel comune di Prato); la parte più interessante della lettera ci sembra la seguente:
La regola adesso prevede la gara d’ambito – commentano i primi cittadini che si rivolgono al collega pratese – ed è un’occasione di nuova apertura ai criteri di concorrenzialità che consentirà, questa volta davvero, oltre alla riduzione delle tariffe, di ottimizzare la sicurezza delle reti e la qualità del servizio a tutela dei cittadini
Non occorre essere dei geni della logica per tradurre in italiano corrente questa affermazione: se tramite una gara di affidamento all’esterno si ritiene di poter davvero ridurre le tariffe allora si sta anche dicendo che la gestione pubblica fatta fino ad oggi e di cui i firmatari della lettera sono responsabili (le amministrazioni dei comuni soci) hanno dimostrato incapacità e, nel passare le consegne, dovrebbero avere coraggio e capacità di individuare le manchevolezze. Altra ipotesi (e che riteniamo più ragionevole) è che con l’affidamento all’esterno della distribuzione forse (sottolineiamo: forse) le tariffe diminuiranno, ma il prezzo sarà pagato da chi lavora all’interni di Consiag (maggior precariato), da una peggiore manutenzione delle reti, da un peggior trattamento verso le ditte dell’indotto che lavorano per Consiag (pagamenti inferoiori, magari ritardi nei pagamenti, …)
Servizio idrico nell’Ato 3 Medio Valdarno. Il ministero ha espresso quindici prescrizioni su aspetti rilevanti della revisione del piano d’ambito. Sgherri”rilievi pesanti. Presenterò urgentemente un interrogazione in merito”
Firenze, 24 febbraio. Servizio idrico nell’Ato 3 Medio Valdarno. Con decreto del 20 gennaio 2012 il ministero dell’ambiente (la direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche) si è espresso sulla revisione del Piano d’Ambito 2010 – 2021 dell’Ato stesso. A quanto si legge ha sì dichiarato correttamente redatto il Piano però avanzando, tramite quindici prescrizioni, pesanti e sostanziali rilievi al documento stesso. Fra esse vi l’indicazione dell’esclusione di una serie di voci dal computo dei costi operativi, di “escludere dal calcolo tariffario la componente di conguaglio relativo all’atto di transazione del 23 marzo 2007”, di “rideterminare i pagamenti agli enti locali procedendo a escludere la quota di valorizzazione del patrimonio conferito al gestore e rimodulare la quota destinata al rimborso dei mutui in funzione dell’effettivo andamento delle rate corrisposte dai comuni”, e soprattutto – settima prescrizione – “escludere dal calcolo tariffario la componente della remunerazione del capitale investito relativa alle immobilizzazioni in corso”, nonché, non certo ultima per importanza, “formulare l’impegno a non riconoscere a piè di lista i costi connessi alle nuove attività.” Ecc. Il documento ministeriale – corposo e non certo di facile lettura – fa emergere alcuni elementi a mio avviso “lampanti” che vanno oltre una questione di paludata e mera analisi contabile in quanto si toccano aspetti e relative conseguenze per i finanziamenti da parte degli enti pubblici e la determinazione della tariffa pagata dai cittadini: se si è dovuti giungere alla richiesta di esclusione da parte del Ministero di tutti questi costi corrisposti al gestore significa che essi erano più o meno implicitamente e tacitamente inseriti nel piano! Modalità certo che non può che essere fonte di inquietudine. Un altro aspetto di questo tipo: in merito agli investimenti – per gli anni 2005 – 2009 – ,degli oltre duecentoventi milioni di euro previsti nel Piano d’ambito, a carico della tariffa, il gestore ne ha realizzati poco più di cento settanta, ed il resto ? Si poteva destinarli a nuovi investimenti oppure destinarli a ridurre la tariffa pagata dai cittadini. E nonostante questa situazione emerge che con la revisione del 2007 si è previsto di riconoscere un contributo straordinario di circa 2,5 milioni di euro per mancati ricavi in merito a investimenti collegati agli allacciamenti non coperti dai contributi degli utenti!Scelta bocciata dal documento Ministeriale. Di fronte a tutto questo annuncio l’impegno a presentare urgentemente un’interrogazione alla Giunta regionale su questa vicenda, per capire quali siano le conseguenze di quanto prescritto dal Ministero: sulla questione del recupero delle risorse non effettivamente spese – come sopra ricordato – (quindi la possibile re immissione fra gli investimenti nel piano d’ambito o riduzione della tariffa ), così sul come verrà affrontata la questione di tutti le voci che devono essere escluse dai costi operativi, dai conguagli, dal calcolo della tariffa ecc. Se quindi inoltre nell’ambito delle prescrizioni si ravvisino o meno modalità non corrette da parte del gestore. Certo risposte che potranno – ne siamo consci – giungere per quanto riguarda le competenze regionali, su una vicenda che – tanto più alla luce della creazione dell’Ato unico regionale delle acque – non può che essere di interesse della Regione, in quanto l’Ato in questione rappresenta un pezzo del medesimo e la vicenda va a toccare quindi l’ambito più generale e le nuove autorità che dalla riforma regionale degli Ato sono scaturite. Senza dimenticare che la prescrizione ministeriale che indica di escludere la remunerazione del capitale investito relativa alle immobilizzazioni è elemento che tocca pienamente quanto stabilito dall’esito referendario dello scorso giugno! Auspico che – per quanto di competenza – la Regione compia ogni passo per il recepimento delle prescrizioni ministeriali – che ci paiono tutte favorevoli ai cittadini -, così anche da far evitare eventuali ricorsi da qualcuno dei soggetti coinvolti nella vicenda.
*Tramvia, Grassi e De Zordo: “Ai privati utili e dividenti, al Comune le responsabilità civili e penali”.*
Il testo sibillino della Delibera del Consiglio gioca con le parole e non rivela la vendita dell’usufrutto.
“La risposta del Comune alla nostra interrogazione sul bando di gara per la vendita di ATAF Gestioni e dell’usufrutto di GEST fa emergere due novità:
la prima che ai privati che acquisteranno il pacchetto andranno utili e dividenti, quanto di meglio si può trarre dall’acquisto di un’azienda, e al Comune rimarranno tutte le responsabilità civili e penali, oltre che la nomina di un membro del Consiglio d’Amministrazione. – affermano i Consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo – La seconda invece riguarda la conferma che nella delibera del Consiglio comunale, per nascondere la vendita del solo usufrutto di GEST, si è palesemente giocato con l’italiano. Infatti la premessa n. 1 della Delibera del Consiglio dispone di ‘scorporare da ATAF Spa…., partecipazioni/diritti detenuti da ATAF Spa….’ Nessuno aveva specificato che si intendeva con questa espressione vendere l’usufrutto di Gest e non le quote come invece era stato fatto per le altre partecipate. ”
“Il Comune nella risposta parla di ‘mantenimento del governo pubblico nella gestione dell’azienda GEST’: ma quali sono i benefici e la possibilità di incidere in un’azienda dove si è in minoranza (infatti il Comune, unico socio pubblico, detiene il 49% e nomina solo un membro su tre del Consiglio d’Amministrazione) e dove gli utili e i dividendi vengono dati ad altri ?”
“Insomma l’operazione fa acqua da tutte le parti e in attesa che il 21 febbraio scada il bando di preselezione, crediamo che debba essere fatta chiarezza sulla volontà della s-vendita di Ataf da parte del Comune di Firenze, ormai isolato rispetto anche agli altri Comuni, – concludono Grassi e De Zordo – per questo abbiamo presentato una interrogazione urgente.”
la Hera è una società quotata in borsa; il 60% circa appartiene ad enti locali dell’Emilia Romagna, il resto appartiene a 400 investitori professionali italiani e stranieri ed a circa 21000 azionisti privati (per maggior dettagli vedere qui.
L’impressione che si ha osservando alcuni dati non è entusiasmante: ad esempio, come si vede dalla figura qui sotto (ripresa da questo sito il valore in borsa della
Hera sembra essere crollato rispetto ai massimi storici del 2007 di un fattore 3: se nel 2007 aveste investito 300 euro adesso nel portafoglio ne avreste 100; ha un discreto debito (vedi qui).
In questo contesto che suggerisce più una pavana che un valzer di Casadei verrebbe da pensare che gli azionisti moderino le loro pretese; ebbene non è così perché, almeno da quanto possiamo leggere qui i dividendi dal 2006 al 2010 sono passati da 2.4% al 5.8%. Per non restare indietro anche gli amministratori non hanno avuto problemi ad aggiornare i loro compensi passando (vedi questo articolo) dai 427.325 euro dell’amministratore delegato e 410.120 del presidente (anno 2009) a 451.324 somministratore delegato e 433.220 del presidente (anno 2010, vedi qui)
Insomma, speriamo di sbagliare e che qualcuno più abituato di noi ad interpretare le magie delle società per azioni ci illustri cosa stia succedendo, ma fino a questo non accadrò restiamo con lo spiacevole sospetto che qualcuno stia spolpando l’osso e che al momento abbai adocchiato la possibilità di raccattare un altro po’ di ciccia a Case Passerini ed a nostre spese.
COMUNICATO STAMPA
Il Governo Monti fa marcia indietro: la ripubblicizzazione dell’acqua è possibile
La mobilitazione paga: il popolo dell’acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell’acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.
Roma, 20 gennaio 2012
Ci parlano di privatizzazione di ATAF perchè ce lo chiede l’Europa, perchè i privati sono bravi. Tutte corbellerie !!!!!!
Tanto è vero che uno dei candidati a prendersi ATAF (ha già la metà della tranvia) è la francese RATP società pubblica che gestisce i trasporti parigini (vedi questo sito) e che in Italia si è già appropriata di linee ferroviarie, bus, metropolitane ecc. Insomma il problema non è pubblico/privato, ma di amministratori capaci od incapaci. O capaci, al massimo, di gestire paline, tettoie e depositi, altro che trasporto pubblico.
La Régie Autonome des Transports Parisiens (Ente autonomo dei trasporti parigini, RATP) è la società pubblica posta sotto l’autorità del Syndicat des transports d’Île-de-France che gestisce i servizi di trasporto di massa a Parigi e nel suo hinterland. Le sue divisioni operative includono la metropolitana, una parte della RER, un’estesa rete di autobus e tre linee tranviarie.
La RATP fu creata il 21 marzo 1948 con la fusione della Compagnie du Chemin de Fer Métropolitain de Paris (CMP), che gestiva la metropolitana, e laSociété des Transports en Commun de la Région Parisienne (STCRP), che gestiva il servizio di autobus.
Prima di questa fusione, la CMP assorbì la Société du Chemin de Fer Electrique Nord-Sud de Paris nel 1930 e la Ligne de Sceaux nel 1937. La STCRP fu creata il 1º gennaio 1921 dalla fusione di circa una mezza dozzina di gestori di linee automobilistiche e tranviarie della zona di Parigi. Quando la STCRP si fuse nella RATP, tutte le sue linee di tram furono convertite in linee automobilistiche.
Alleghiamo qui sotto un comunicato stampa De Zordo Grassi (comune di Firenze) da cui sembra di capire che l’operazione privatizzazione Ataf nasce con una forzatura da parte di Firenze che non rispetta patti liberamente sottoscritti con i comuni soci di ATAF. Non c’è allora da stupirsi se Renzi nella stima di suoi cittadini rotola paurosamente perdendo, unico sindaco in Italia, 14 punti percentuali, il doppio di quanto ha perso il peggio messo degli altri sindaci