Abbiamo ricevuto come commento ad un nostro post il seguente commento (lo riportiamo integralmente senza rimandi) che ci sembra estremamente corretto, ed ringraziamo perciò chi che lo ha mandato perché ci costringe a rimettere i piedi per terra ed a ripensare al linguaggio che usiamo. Se ci dovesse accadere ancora (come certamente accadrà) di usare linguaggi cifrati per favore non esitate a riportarci a più chiare parole …..
Benissimo informare; ma ci vuole più chiarezza per quelli, come me, che non sono “tecnici”. Esempio: “Il 7 per cento non si tocca !”; perfetto. Ma il 7% di cosa? Allora ecco la “spiegazione” più sotto: “la abrogazione della quota del 7% di remunerazione capitale”… E ne so quanto prima! E gli “ATO”? Non ho la piú pallida idea di cosa siano! Forse bisognerebbe tener conto della scarsissima conoscenza dei termini specifici, del tutto naturale del resto anche per i cittadini che, pur avendo un titolo di studio, non possono essere a conoscenza di informazioni troppo particolari… Sono certo che chi ha scritto l´articolo non conosce i termini “H.264″ o “AVCHD”. Mi sbaglio? Eppure sono sigle molto usate in ambito video/informatico. Grazie comunque.
Veniamo al dunque: in una società come Publiacqua che gestisce il servizio idirico la legge prevede(va) che gli investitori (cioè chi i mette il capitale) abbiano un rendimento automatico pari al 7% del capitale investito (rendimento che ovviamente viene scaricato sulle bollette). Questo era stato messo in discussione con uno dei referendum votati nel 2011; una delle schede (quella gialla mi sembra) riportava la seguente domanda:
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Tradotto in italiano corrente si trattava proprio della abolizione di questa remunerazione garantita (e poi ci parlano di capitale di rischio; rischio un piffero per non usare parolacce). A quasi un anno dalla vittoria dei referendum il risultato non è stato ancora applicato e – poco prima di cadere – Berlusconi stava studiando possibili trucchi (una Authority tanto per cambiare) che permette il perdurare di questa norma abrogata per voto popolare.
Per quanto riguarda gli ATO (ambiti territoriali ottimali) si tratta di una suddivisione del territorio per la gestione di determinati servizi (idrico, rifiuti, mobilità). Nel caso che ci interessa è l’ATO di cui facciamo parte (ato 3 medio Valdarno) che raggruppa una serie di comuni e la cui funzione (la proprietà dell’acqua fino a che non è infilata in un tubo è pubblica) è di determinare chi gestisce il servizio e determinare le tariffe sulla base degli investimenti ecc ecc (quanto poi sia capace di determinarlo davvero è un altro paio di maniche, basta ricordare la storia della pulizia delle caditoie). Gli ATO sono stati aboliti, ma prima di defungere si sono ben guardati dal rivedere le tariffe come indicato dei referendum; alcuni (ATO 2 ad esempio) hanno però trovato il tempo di allungare i tempi di concessione alla società che gestisce il servizio, altri (ATO 3) hanno preferito una revisione (inutile chiedere in che direzione) delle tariffe.
Speriamo di essere stati ora più chiari






blica) pesa per il 25% circa.



